TOSI – SALVINI: I MOTIVI DELLA ROTTURA

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Tosi-Salvini: sono tre i livelli della rottura che crea una situazione nuova per il centrodestra.

Il primo, personale, riguarda il mancato rispetto degli accordi presi al momento dell’appoggio di Tosi per l’elezione di Salvini a segretario della Lega. A Tosi, segretario della Liga Veneta, era stato affidato il Veneto, a Salvini il partito a livello nazionale. I patti non sono stati rispettati, come dimostrano le vicende di questi giorni e la candidatura di Salvini come capolista in Veneto alle ultime europee.

Il secondo livello della rottura riguarda il rapporto Liga Veneta-Lega Lombarda, da sempre difficile. Nonostante la Liga possa vantare la primogenitura del leghismo, i veneti hanno sempre avuto un rapporto subordinato alla Lombardia, che con Bossi, Maroni, Caderoli, Castelli, Salvini ecc. ha sempre egemonizzato tutte le cariche più importanti. Ogni volta che un veneto ha osato alzare la testa è stato fatto fuori. I casi di Franco Rocchetta, fondatore, e di Fabrizio Comencini, segretario della Liga, sono illuminanti.

Il terzo livello riguarda la linea politica. Quella di Salvini è frutto della constatazione che la destra non ha più un partito, ma che gli elettori di destra ci sono ancora. Questo vuoto la Lega lo sta occupando senza fatica. Ecco il successo di Salvini che ha recuperato molti voti persi all’indomani dello scandalo Trota-Belsito.

Tosi, che pure la destra l’ha sempre rispettata, interpreta una linea più morbida, anche nei toni. Preso atto del vuoto che c’è anche al centro in seguito alla fine del berlusconismo, dice che per vincere le elezioni, oltre ai voti della destra ci vogliono anche i voti del centro. Convinto che gli italiani non sono rivoluzionari, lavora per ricostruire la coalizione di centrodestra, sullo stampo di quella che ha governato negli ultimi vent’anni e punta a recuperare il consenso che una volta andava a Berlusconi, Fini e Casini.

Questi i motivi della rottura. Che genera alcuni interrogativi.

Salvini prende a modello Marine Le Pen. Ma perché per realizzare il suo disegno, ammesso che lo scenario italiano sia sovrapponibile a quello francese, non toglie “Nord” al nome della Lega? Altrimenti come può pensare di sfondare nel sud?

Salvini parla alla pancia della gente e ci riesce benissimo. Ma per costituire un’alternativa reale a Renzi non basta sparare l’aliquota unica al 15%, bisogna anche giustificarla con le coperture finanziarie, altrimenti si passa dal populismo, che è una scelta più che rispettabile, alla demagogia.

E poi c’è da chiedersi perché Salvini, se davvero ha a cuore che Zaia venga riconfermato governatore, non ha accettato la proposta di Tosi che in sostanza suonava: Zaia fa il governatore ed io, come da Statuto, faccio le liste. Avrebbe preso in un sol colpo non due, ma tre piccioni con una fava: primo, avrebbe avuto la certezza della vittoria in Veneto; secondo, avrebbe avuto un suo uomo come governatore per i prossimi cinque anni; terzo, avrebbe dimostrato di esercitare la leadership risolvendo la questione veneta. Invece ha fatto tutto il contrario.

Se la sinistra vincerà le regionali i Veneti sapranno chi ringraziare.

Paolo Danieli

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