Trumpisti o antitrumpisti? Ricette per un’Italia che non esiste

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Trumpmania per le destre italiane. Così convinte di trovarsi in Texas e di avere a che fare con un popolo abituato a farsi giustizia da solo. Ma, parallelamente, l’Italia è anche alle prese con la Trumpfobia di un centrodestra allineato sulle posizioni della gauche caviar nostrana ed europea. Tutti, comunque, volti a confrontarsi con l’Estremo Occidente dopo aver passato anni a confrontarsi con l’Oriente putiniano. Peccato che né l’Oriente né l’Estremo Occidente si preoccupino più di tanto delle conversioni dei politici italiani di un’area che spazia da Parisi a Salvini e alla Meloni. Difficile, però, dar torto a questa classe politica, sia nella versione trumpista sia in quella che ne prende le distanze. Meglio, molto meglio, occuparsi di questioni americane e russe piuttosto di mettersi a lavorare per predisporre un programma per l’Italia. E non è un caso che l’attenzione alla geopolitica si fermi a Washington ed a Mosca. Perché arrivare sino a Pechino o a Teheran comporterebbe uno sforzo eccessivo di studio e di analisi. Troppa fatica. Meglio limitarsi ai soliti slogan pro o contro. Pro, nella convinzione delle destre che il popolo italiano sia pronto a ribellarsi contro gli scandali di Banca Etruria così come hanno fatto i moldavi.

Contro, come Parisi, per la certezza che un popolo di servi preferisca la moderazione delle pecore invece della protesta anche solo nelle urne. Il risultato complessivo è il puntellamento del traballante bugiardissimo. Reso forte dalla complicità dei media che – come lamenta la triste Botteri – non sono stati in grado di influenzare il voto americano ma sono bravissimi nel condizionare quello italiano. Anche per la sostanziale scomparsa di alternative giornalistiche di peso. Editori con il “braccino”, sempre alla ricerca non del pubblico di lettori ma di favori da parte dei poteri forti controllati dai soliti noti. Ma si risparmia anche nella gestione dei social, di web radio e tv. Bisogna anche capirli: non avendo programmi politici da sostenere, diventerebbe complicato gestire una rete informativa complessa e ben strutturata. E’ più comodo puntare ad ottenere qualche colonnino in fondo alla pagina o un passaggio televisivo di pochi secondi dove concentrare uno slogan in grado di accontentare un po’ tutti.

Più facile definirsi trumpisti piuttosto di spiegare come rilanciare la fallimentare industria italiana. Più facile indignarsi contro Trump piuttosto di spiegare come gestire in modo intelligente un network televisivo. Più facile scontrarsi tra trumpisti ed antitrumpisti parisiani piuttosto di affrontare il tema della cultura come traino del turismo italiano. Sperando che il disgusto per le menzogne del bugiardissimo porti le pecore italiane a votare contro di lui e la sua banda, premiando chi ha scelto lo slogan più efficace.