Ribelliamoci agli incompetenti, scrive oggi Claudio Cerasa sul Foglio, invocando a gran voce la nascita un partito di «competenti» guidato dai Burioni, dai Boeri, dai Bentivogli e dai Cottarelli. Idea buona? No, pessima. Per tante ragioni. Primo, perché sarebbe roba già vista: il governo Monti, non era forse un esecutivo di «competenti»? Com’è andata poi a finire, lo abbiamo visto tutti: un tracollo.

In secondo luogo, il progetto cerasiano è da rifiutare perché si basa sull’equazione – fantasiosa, se non falsa – per cui accademicamente preparato equivalga ipso facto a politicamente capace: ma il grande Reagan non era un ex attore e la sua presidenza, passata alla storia, non era forse inimmaginabile (Ritorno al Futuro docet)?

Il Foglio stesso, d’altra parte, non ha per anni difeso Silvio Berlusconi, che pur laureato e gran imprenditore non incarna certo l’epistocrazia? E allora, scusate, di che stiamo parlando? Senza, sia chiaro, voler tessere l’elogio dell’incompetenza, un terzo motivo per cui un partito dei «competenti» anche no sta nel fatto che così non si disinnesca il populismo, anzi, si soffia a pieni polmoni sulle sue vele, alimentando lo spettro delle élite (che poi, a questo punto, tanto spettro non è): l’opposto, credo, di ciò che vorrebbe il direttore del Foglio. Un giornale che fino a ieri strizzava l’occhio al governo di Mr Shish, con alla Sanità una col diploma di maturità classica e all’Istruzione lasciamo perdere. Perché la competenza conta, sì. Ma pure la coerenza non è che faccia proprio schifo.