VLADIMIR CONTRO VLADIMIR

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Il caso diplomatico era pronto e la notizia di una nuova incresciosa vicenda che costava la libertà a un italiano era già pronta; eppure non è andata così. È la storia di Vladimir( Guadagno o Luxuria come si vuol dire) che era partita alla volta dell’ ex URSS pronta a ribadire che Vladimir (Putin) era un pericoloso omofobo.

L’attivista LGBT, primo transgender del parlamento italiano, e icona del movimento gay era stata fermata ieri a Sochi per aver sventolato una bandiera arcobaleno con la scritta “gay è ok”, chiaro affronto alla legge russa in merito alla propaganda omosessuale. Subito dopo il fermo è intervenuta l’unità di crisi della Farnesina, si sospettava che l’attivista fosse vittima di crudeli torture in carcere, e l’incubo di un conflitto era alle porte. Gennaro Migliore, presidente di Sel alla Camera, decine di esponenti della sinistra italiana in Parlamento e fuori  erano mobilitati a livello istituzionale e mediatico come se Luxuria da un momento all’altro dovesse finire al patibolo.

Ma non è avvenuto nulla di ciò, bastava semplicemente un interprete e ciò è affermato dalla stessa protagonista che afferma: “la polizia mi ha bloccato, mi ha fatto delle domande e mi ha portata in caserma. Dopo un po’ ho capito che dovevo togliere la scritta dalla bandiera”. Non risultano fermi all’autorità russa e neanche al Comitato olimpico che ha indagato, con un certo imbarazzo, sul caso.

Lei è rientrata in albergo e intende restare a Sochi e realizzare il servizio previsto per “Le Iene”. L’idea è quella di manifestare durante la semifinale di hockey femminile Svizzera-Canada.

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