Farage vince in UK, è caos Brexit

In Europa un Deputato su 5 è sovranista

Nel Regno Unito la situazione si complica. Il primo partito ad essere votato è certamente Brexit di Nigel Farage che la vince assolutamente facile, oltre il 31% rispetto alle Elezioni in Europa, ma c’è una scomoda verità sotto questo risultato: il 52% netto delle alleanze tra i piccoli e i perdenti certamente non lascia il Remain e vuole indirre un secondo #Referendum.

A questo si deve aggiungere lo sviluppo di una coscienza Regionalista, che in Scozia e in Irlanda sta dando segni di sconvolgimento territoriale, per una sorta di spinta autonomista.

Di conseguenza si profila una situazione bieca: partito Brexit al 31 per cento, liberaldemocratici a 21, laburisti al 15, verdi al 12, “Change UK” al 4. Un gravissimo colpo alle forze Riformiste, ma frena assolutamente le forze Sovraniste rischiando di dare un segno contraddittorio che trova sfogo nei micro indipendentismi.

Theresa May è comunque ormai ufficialmente dimissionaria, questo consentirà alla tradizione di ripartire da zero visto il problema che deve affrontare: un governo che è ancora in bilico per un Referendum che stagna lì, segnando il passo alla poca convinzione europeista e in un certo senso mettendo un punto significativo al progressivo smantellamento delle Nazioni europee. Il Referendum UK ha principalmente destate le nazioni europee verso una sorta di Restaurazione, laddove il malcontento “euro” è più forte.

Nigel Farage, ex leader di UKIP (Partito per l’Indipendenza del Regno Unito) è pienamente specchio dei temi, riprende assolutamente la linea moderna europea: come Matteo Salvini e come Marine Le Pen, per non prendere in considerazione il travolgimento Viktor Orban. Risultato in coerenza a quanto sta emergendo in queste ore sarebbe dunque un’Europa delle Nazioni quella che si presenta alle porte, con maggiore importanza agli Stati, evidentemente trascurati da Bruxelles in quello che effettivamente può definirsi un capitolo chiuso di consolidamento generico dell’area euro. Grecia e Francia invece si avviano addirittura a nuove elezioni anticipate.

Oltre 200 deputati in Parlamento Europeo sono predisposti al cambiamento.

Di Martina Cecco