Leggende metropolitane e certezze post Europee

Una prospettiva di pluralismo democratico

Più certezze che paure. Fare un distinguo di senso e di corpo per analizzare con garbo i risultati delle Elezioni Europee non può prescindere da un concetto: in tema di Europa vi sono gli interessi sovranazionali, cioè l’Euro, i Migranti, le Quote agricole, la Burocrazia per le multinazionali, le Tasse per le esportazioni, le Grandi opere (TAV, TAP, etc), il Sistema bancario e il famoso Spread. E’ forse questa l’unica vera tornata elettorale in cui i grandi problemi sono argomento centrale della politica. Mettere in circolo Leggende metropolitane per accusare l’elettorato vincente è lo sport preferito di chi perde.

L’assalto roboante dei nuovi media social stanno cavalcando alcuni leit motive autolesionisti (della serie facciamoci del male) che sono chiaramente incalzati anche dall’estero, visto che la nostra posizione nello scacchiere partitico, ma NON politico, è relativamente una novità rispetto agli anni precedenti. Uno ad uno cerchiamo di capire perché la stampa riporta delle idee che non sono però lo specchio della realtà. Sono le solite leggende metropolitane che di fronte a un evento come quello elettorale non hanno molto senso. La politica, fatta di ideali ma anche di mode, non si presta a qualsiasi lettura fenomenologica superficiale. E’ qualcosa di più importante di un commento su twitter.

POSSIAMO parlare di ONDATA NAZIONALISTA? Questo è un commento “a caldo” che imperversa, come spauracchio, per far pensare che l’Italia sarà sul baratro in futuro ed è questa idea malsana che aumenta la sfiducia del mercato, perché non è così. Come si evince dal grafico in basso, mettendo in ordine CORRETTO le dinamiche delle urne, non si tratta di FUGA a destra ma di assestamento temporaneo della parte indecisa di elettori, quelli pronti alle novità.

In questo senso è da leggere – principalmente – il segnale che vede il successo in UE al Parlamento a passi lunghi ma modesti di FDI e la non entrata del partito +Europa che si ferma fuori dalle quote della soglia di sbarramento. Ma del resto, se andiamo a leggere il risultato dei partiti tradizionalmente Nazionalisti, ovvero delle destre di CasaPound, di Forza Nuova, notiamo che non si posizionano e restano sotto lo 0,0 il che significa che la stampa ha fatto emergere contesti del margine, politico ma anche sociale, che non sono la “pancia” del paese. Più bandiere che voti.

Un passaggio a destra in sordina? Affatto, secondo le stime calcolate in grafica si può agevolmente considerare che tra i partiti tradizionalmente conservatori, come Forza Italia, le perdite in percentuale di voto, essenzialmente causate dall’uscita della classe dirigente legata a Silvio Berlusconi, sono compensate dal nuovo punto di attrazione di Giorgia Meloni, la quale occupa uno spazio che si è liberato dalle ultime elezioni del Parlamento italiano. Silvio Berlusconi in quanto uomo che è il suo partito, con la perdita della posizione di Governo, ha lasciato uno spazio al partito nipote, cioè Fratelli d’Italia che – squisitamente per una quetione anagrafica – si sta lentamente muovendo fuori dal solco della classica politica finiana risultando più giovanile e appetibile rispetto a posizioni locali, come le liste civiche, ad esempio, che in Europa non hanno un senso. Come poco senso avrebbero in Europa i partiti di intento.

POSSIAMO dire che le PERIFERIE votano Lega e i CENTRI votano Partito Democratico? L’Argomento è stato il tema anche della puntata di ieri 28 maggio di Quarta Repubblica con il Giornalista Nicola Porro che ha incalzato vari ospiti, tra cui anche Mario Giordano. Stando ai risultati senza dubbio le percentuali dei voti possono essere lette in questo senso, ma non per una questione di nicchia. Anzi. Questo è accaduto essenzialmente poiché il PD miete consensi dove è stato più presente, mentre la Lega ha mietuto più consensi dove ha organizzato incontri e gazebi. Quest’ultima è stata “chiamata” principalmente nelle periferie, dove è emersa la contestazione all’abbandono, che la Lega ha preso in mano.

Si evince la progressione temporale fondamentale.

Per la strategia di comunicazione che è stata adottata in queste elezioni e per la posta in gioco, cioè la povertà e le migrazioni internazionali, è chiaro che la Lega ha potuto raccogliere la fuga dei voti dal MoVimento 5 Stelle, un fatto che i media trascurano e che invece è indispensabile comprendere, facendosi carico di assorbire il malcontento dei grandi numeri, che non sono dei centri bensì della periferia, che rappresenta di fatto il 75% dei votanti.

In questo senso – quindi – più che parlare del successo della Lega in periferia e del PD in centro possiamo parlare semplicemente di un dato di fatto più serio, cioè che il PD ha recuperato il SUO elettorato nei centri amministrativi, mentre il M5S ha perso elettori a frotte, che – probabilmente anche in seguito alle operazioni di Governo – si sono appoggiati sulla Lega che ha, in Europa, un gruppo molto forte rispetto ai colleghi. Una scelta di intenti, dunque.

CADUTA del M5S? E’ indubbio che questa grande discesa possa essere un segnale, ma non di scoramento giovanile: il MoVimento 5 Stelle, similmente a Forza Italia, vede nel suo leader spirituale, cioè Beppe Grillo, la principale forza motrice.

In queste elezioni il partito non si è visto, come del resto non ha espresso competenze e particolari alleanze a livello internazionale, con una scarsa capacità di relazionarsi ai grandi gruppi europei.

Per questo potremmo dire che – come conformazione partitica e politica – il M5S non è un partito da Europee, potrebbe eventualmente diventarlo in futuro Volt, che ha dinamiche simili per anagrafica e per sistema di confronto dialettico ma che è presente in tutte le Capitali europee, il MoVimento 5 Stelle “il Davide contro Golia”, non ha simili in Europa e non ha modelli da imitare, dipende da se stesso. La principale connotazione è la diffusione in alcune città italiane, specialmente nel centro e nel sud.

In questo senso quindi non possiamo parlare di una caduta, ma di un rimbalzo ideologico: gli elettori che sono rimasti ancorati al M5S hanno votato un’idea, mentre la parte volatile dell’elettorato, quella che si definisce “grigia” ha virato su altro, tra cui proprio la Lega, che ha dinamiche giovanili, partecipative e di piazza. Il MoVimento 5 Stelle quindi si conferma partito delle piazze, ma non riesce ancora a prendersi i suoi “cavalli di battaglia” per fidelizzare l’elettorato.

Si PARLA di CORRELAZIONE tra ricchezza in termini di fatturato e PARTITO votato, lasciando intendere che la Lega avrebbe vinto dove giacciono i poveri: a fronte di questo dato non ci sono ricontri, teniamo presente che in Italia un avvocato fattura mediamente 55 mila euro annui, mentre un piccolo imprenditore passa mediamente 25 mila, un giornalista 35 mila, un imprenditore medio 50 mila, un grande imprenditore 100 mila, un artista oltre i 200 mila etc.. ma di contro un lavoratore dipendente ne dichiara 20 mila, un lavoratore precario meno di 10 mila, un pensionato mediamente 15 mila. Diventa allora difficile stabilire quale sia la classe sociale che attualmente risulta predominare, se escludiamo i grandi imprenditori italiani e gli investitori nonché i personaggi famosi arriviamo a quel famoso circa 30 per cento di ricchi che “trainerebbero” il mercato. E non coincide però con gli elettori del Partito Democratico o comunque della sinistra delle grandi città.

Piuttosto sarebbe meglio individuare nella “bolla” culturale del Partito Democratico una tipologia di elettori simili, questo sì, che possono riconoscersi in una certa parte di ceto, ma non è un dato che possa avere rilevanza statistica, ma solo ideologica, in quanto tale opinabile.

Del resto l’unica regione ad aver riconosciuto il Partito Democratico come Leader resta la Toscana, che tradizionalmente esprime il suo consenso in questo verso, dunque nessun cambiamento. Lo spauracchio delle Leggende metropolitane in merito alle elezioni è ormai una tendenza, ma quanto sono attendibili? Doveva essere l’elezione delle Fake News e non lo è stato, delle destre estreme e non lo è stato, del crack post Lega e non lo è stato. Quindi?

I CITTADINI ITALIANI all’estero hanno votato Partito Democratico. E questo è un buon segno, si tratta di memoria storica, infatti è molto difficile che un residente all’estero possa cambiare molto la propria storia politica nazionale, di conseguenza statisticamente la memoria politica resta ancorata al passato, il cambiamento – se vi è – non riguarda chi non lo ha vissuto. Anche in questo caso la statistica aiuta, in quanto per alcune situazioni quali la lingua, il partito, la professione, è altamente probabile che ci sia una certa fissità, nel migrante. Che è positiva. Questo è dimostrato dalla sociologia, che parla di come nelle nicchie di migranti sopravvivano più a lungo i ricordi che non nei paesi di partenza. Per questo i concittadini hanno votato senza dubbio a cuor contento e in coerenza per la maggiore il Partito Democratico. Pd oltre il 32%, Lega al 18% ma parliamo in complesso di pochissimi elettori, praticamente una cittadina, sono circa 100 mila elettori, con preferenza, diventa puro gioco di stile farne una strutturazione.

Sono rimasti fuori dal coro in Italia +Europa di Emma Bonino con il 3,09% dei voti, i Verdi (2,29%) e la Sinistra (1,74%). Nessuno spazio per le liste più estreme, sia di destra (come Casa Pound e Forza Nuova), che di sinistra (come il Partito Comunista).

Secondo l’ultima proiezione della composizione del futuro Parlamento Ue la composizione sarà come sopra in copertina (con il calcolo al 28 maggio). Si evince che le partite sociali e ambientali hanno la maggioranza a sinistra, che le politiche economiche dipenderanno prevalentemente dalla posizione dei partiti liberali e che le politiche nazionali hanno una quota eccezionale popolare e sovranista, quindi di fronte a chi urla alla precarietà sembra infondato parlare di rischio. Si parli invece di pluralismo.

A cura di Martina Cecco