La Cina rompe il silenzio e bacchetta la Corea del Nord: “Basta con le provocazioni”

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La Corea del Nord non ha spazientito solo gli Stati Uniti con i suoi test nucleari e missilistici: adesso, dopo mesi di silenzio, anche la Cina avverte Pyongyang in seguito alle nuove sanzioni decise l’altro giorno dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha esortato il suo omologo nordcoreano, Ri Yong Ho, a rispettare le risoluzioni dell’Onu e cessare le provocazioni, inclusi i test missilistici e nucleari. Wang ha inoltre invitato gli Usa e la Corea del Nord a “fermare le crescenti tensioni”, affermando che tutte le parti in causa dovrebbero tornare al tavolo dei negoziati.

Wang Yi, pur riconoscendo che le sanzioni sono state ideate “in modo efficiente per bloccare lo sviluppo di missili nucleari della Corea del Nord”, ha ammonito che “le sanzioni sono necessarie, ma non l’obiettivo finale”. “Lo scopo – secondo il Ministro cinese – è quello di riportare la questione nucleare al tavolo dei negoziati, e cercare una soluzione definitiva per realizzare la denuclearizzazione della penisola e la stabilità a lungo termine attraverso i negoziati”.  Wang Yi ha evidenziato quindi che “dopo l’approvazione della risoluzione Onu, la situazione sulla penisola entrerà in una fase molto critica”, e per questo motivo “invitiamo tutte le parti a riflettere e agire con responsabilità per prevenire tensioni”.

Per il regime di Kim Jong-un le nuove misure punitive si traducono in un taglio di un miliardo di dollari l’anno, un terzo delle entrate complessive legate all’export. Il testo della risoluzione è frutto di un duro lavoro diplomatico svolto nelle ultime settimane al Palazzo di Vetro con i rappresentanti della Cina, principale partner commerciale di Pyongyang. Con Pechino che, dopo mesi di braccio di ferro, per la prima volta non solo si è astenuta dal veto ma ha appoggiato il testo americano.

I timori per gli ultimi test missilistici e nucleari sono alti. Il regime di Kim Jong-un ha mostrato con le ultime provocazioni di poter davvero colpire gli Usa, senza considerare il pericolo di un conflitto nell’area del sud-est asiatico con le continue minacce di Pyonyang a Giappone e Corea del Sud. Proprio questi timori hanno spinto le grandi potenze a lavorare per una mediazione in seno all’Onu. Il testo di risoluzione non è duro come avrebbe voluto l’amministrazione Trump. La risoluzione tuttavia prevede pure il divieto di inviare nuovi lavoratori all’estero. Solo qualche giorno fa dal segretario di stato Rex Tillerson era partito il primo serio tentativo diplomatico per aprire una breccia e intavolare con Pyongyang discussioni che possano portare a veri e propri negoziati. Gli Stati Uniti sono pronti a tutto per porre fine alla minaccia nucleare della Corea del Nord, anche a “una guerra preventiva”, come ha ha spiegato H.R. McMaster, il consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump.

 

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