La Siria per far dimenticare i palestinesi assassinati

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I cecchini israeliani ammazzano più di 30 palestinesi armati solo di pietre e ne feriscono più di mille, donne e bambini compresi. Silenzio di tomba dei politicamente corretti. Ammazzano anche un giornalista. Silenzio assordante dei colleghi italiani impegnati ad indignarsi contro la Serbia per il fermo di un fotoreporter. Poi arriva un provvidenziale bombardamento in Siria contro una zona controllata dai terroristi e allora si indigna anche monsu Bergoglio, tuonano i tg del regime italiano, protestano gli indignati a senso unico alternato.

Cosa ci poteva essere di meglio di un bombardamento con i gas (sulla base esclusiva delle dichiarazioni dei terroristi) per far dimenticare i morti in Palestina? È invece andata malissimo ai disinformatori di professione sul fronte ungherese. Quando hanno registrato un consistente aumento dell’affluenza alle urne, soprattutto a Budapest ma non nelle campagne che rappresentano il tradizionale elettorato di Orban, i media di servizio si sono precipitati ad ipotizzare una clamorosa sconfitta del leader di Fidesz. Peccato che i risultati abbiano deluso le aspettative.

Orban ha conquistato il 49% ma, soprattutto, è cresciuta ulteriormente la destra estrema di Jobbik. Mentre la coalizione socialisti-verdi, il raggruppamento che tanto piace agli euro sfruttatori e ai giornalisti italiani, è ferma al 12%. Così se in precedenza poco meno dei due terzi degli ungheresi apprezzava le politiche anti immigrazione selvaggia, ora ci si avvicina ai tre quarti della popolazione. Davvero un grande risultato per la disinformazione europea. L’Ungheria se ne frega dell’aggressione mediatica e sceglie liberamente il proprio futuro. Che è un futuro europeo, indubbiamente, ma non inginocchiato davanti ad imposizioni che cercano di eliminare tradizioni, cultura, identità.