Angela Merkel tratta con il Saladino Erdogan

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“Siamo pronti ad accelerare il processo di adesione della Turchia all’Unione Europea, in cambio di un contributo della Turchia nell’arginare il flusso di migranti”.

Con queste parole, riportate da RaiNews, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha lanciato un’interessante proposta volta a combattere il fenomeno della flusso di profughi che quotidianamente partono delle coste della Turchia alla volta dell’Europa. Un’intenzione, quella di Berlino, di riprendere dei negoziati da sempre al centro di polemiche. Del resto, oltre a un’alto numero di Turchi in Germania da decenni, il Paese mediorientale è strettamente connesso alla storia della nostra civiltà. Il discorso tenuto da Angela Merkel non tiene però conto di fattori quali la questione curda, il rapporto di Erdogan con la democrazia e il fondamentalismo islamico che dilaga anche tra le rive dello Stretto dei Dardanelli.

Il Kurdistan, area geografica che interessa un popolo cristiano che vive tra la Turchia e l’Iraq, è sottoposto da decenni alla brutale forza del regime di Ankara e, sino al 2003, di Saddam Hussein. I vertici del regime iracheno vennero condannati a morte nel 2007 da un Tribunale speciale per la famigerata “campagna Anfal” del 1987-88, un’azione volta a decimare i Curdi. Se lì è stata concessa una maggiore autonomia locale, lo stesso non lo si può dire per la popolazione che vive in Turchia.

Celebri furono le azioni di Abdullah Öcalan, guerrigliero e rivoluzionario turco di nazionalità curda, leader del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Catturato a Nairobi il 15 febbraio 1999, è stato condannato a morte il 29 giugno dello stesso anno per attività separatista armata. La pena, dopo l’intervento di molte nazioni a sua difesa, è stata commutata in ergastolo nel 2002 in occasione dell’abolizione della pena capitale. Da allora è l’unico detenuto nella prigione di İmralı.

La questione curda in Turchia non è destinata a risolversi nel breve termine. Oltre all’ingresso del Partito Democratico del Popolo, formazione filoindipendentista, nel Parlamento turco, nei prossimi anni emergerà, anche per via dei cospicui rifornimenti occidentali per combattere l’ISIS, con sempre più forza la questione dell’autodeterminazione di un popolo, quello curdo, da sempre oppresso dai suoi molteplici padroni. Quella curda è una questione che l’Europa non può ignorare. La nostra diplomazia tanto celere nel riconoscere negli ultimi vent’anni la moltitudine di Paesi sorti nei Balcani, non può ignorare le istanze del Kurdistan.

Altra questione riguarda la figura di Erdogan. Considerato da molti un satrapo, l’equivalente di un dittatore, su di lui appaiono molte ombre. Certo l’Europa non si è mai fatta problemi di dialogare con dittatori, di mettere da parte i diritti umani e i diritti all’autodeterminazione dei popoli per curare i propri interessi, ma questo gioco tipico della diplomazia del vecchio continente dovrà pur terminare.

Angela Merkel, nel discorso fatto ieri ad Ankara, ha omesso il comportamento tenuto dalle Istituzioni turche nei confronti della tratta dei profughi. Ormai è ampliamente documentato che nelle principali città della Turchia sia ormai alla luce del sole il trasporto dei profughi. Nei negozi di Smirme si comprano tranquillamente gommoni, salvagenti e qualsiasi strumento utile per una sicura traversata verso le isole greche. Certamente le frasi usate dalla Cancelliera, nella non autorizzata veste di Capo dell’Europa, hanno come scopo quello di cercare una soluzione diplomatica, ma solo se questa sia effettivamente voluta anche dalla controparte.

Michele Soliani

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