Armi in America: una riflessione

0
230

La sparatoria avvenuta il 23 luglio in un cinema a Lafayette, cittadina della Louisiana, ha mietuto due vittime e circa sette feriti (3 gravi). Colpevole della sparatoria è un uomo di 58 anni, la cui identità è nota alla polizia ma non al pubblico, poi suicidatosi. La polizia del luogo è alla ricerca del movente e il governatore dello stato ha invitato a pregare per le vittime.

Questa è l’asciutta cronaca di un altro fatto che non conquisterà le prime pagine mondiali per l’efferatezza del crimine o la quantità di vittime. A voler far un paragone, qualche giorno prima della sparatoria di Lafayette era stato condannato James Holmes, autore di una sparatoria ad Aurora(Colorado) che uccise 12 persone e ne ferì 70.

Non è però mia intenzione generare una sterile polemica su quanto quei due fattori facciano “pesare” di più una vicenda rispetto ad un’altra, né alimentare ulteriormente la pseudo-discussione sul collegamento fra armivideogiochi e violenza negli Stati Uniti, quanto vengano fin troppo “esaltati” il colore della pelle o la religione dell’attentatore o la presenza di un complotto lobbistico.

L’interrogarsi sul perché questi stragi avvengano specialmente negli Stati Uniti non è cosa nuova. Per non parlare di attentati dinamitardi o di scontri armati fra polizia e manifestanti di qualsivoglia tipo (dal massacro della Bath School agli scontri di Ferguson), gli ultimi vent’anni e più sono stati costellati cdi tragedie che ruotavano sempre attorno alle armi, all’uso sadico e violento che se faceva, all’irrisoria facilità con le quali si ottengono.

Anche se le leggi varino da stato a stato, l’iter per acquistare armi è quasi uguale nelle varie giurisdizioni statali. Nella maggior degli stati americani chiunque abbia più di 21 anni può ottenere una pistola, mentre chi ha più 18 anni può comprare un fucile. Chi compra deve addurre un valido documento d’identità per permettere al venditore dell’arma di acquisire i suoi dati e collegarli a quelli dell’arma.

Tramite una notifica ad uno speciale dipartimento (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives) si possono acquistare più armi in meno di cinque giorni; naturalmente sono poste restrizioni a persone condannate per qualche reato, non cittadini statunitensi, che fanno uso di particolari medicinali e così via.

Dunque è ingiustificato lo stupore nel constatare che un giovanotto ha la possibilità di avere accesso a più armi; la legge lo permette, la legge lo aggiudica. A proposito di leggi, il Secondo Emendamento afferma che il diritto dei cittadini di portare armi per garantire la sicurezza dello Stato non può essere infranto. E tanto più il concetto di “sacralità” della Costituzione è sentito negli USA, tanto più è difficile per molti concepire un cambiamento.

Ogni tentativo del singolo di Stato di regolare la vendita delle armi si è scontrato contro questo scoglio, le sentenze della Corte Suprema e anche l’interesse delle lobbies dei possessori di armi. Non bisogna ingigantire il loro ruolo, ma bisogna ricordare che la vendita e la produzione di armi genera grandissimi profitti e che, soprattutto, ciò asseconda un diffuso desiderio di protezione: l’importante è avere un’arma, il come usarla verrà da sé.

L’idea, quasi un dogma, del self-made-man, di colui che si è fatto da solo, e che considera orgogliosamente i frutti della propria fatica, non va messa in secondo piano: per evitare che tutto venga rubato, il minimo che si possa pensare è il dotarsi di qualche strumento di difesa.

Già ai tempi di Clinton era stata varata una legge sulla limitazione delle armi, che non venne rinnovata dal successore Bush (proprio su pressione di una lobby delle armi); arriviamo ad oggi, ai tempi del presidente Obama, che proprio il 22 luglio aveva espresso il proprio più profondo rammarico per l’ostruzionismo che il Congresso applicava alle sue proposte per regolamentare il mondo delle armi.

Sempre Obama ha fatto notare come le vittime da arma da fuoco abbiano ormai superato il numero delle vittime dell’attentato alle Torri Gemelle. Un’esagerazione che serve a rendere l’idea di una piaga sempre più estesa e caparbia che sembra prosperare nella stessa legalità.

Questo, almeno, fino al prossimo fatto di sangue, quando ciò che tanto turbamento genera oggi l’indomani sarà considerato naturale?

Di Pasquale Narciso