ARRESTATI QUATTRO GIORNALISTI AL CAIRO

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L’informazione in Medio Oriente non ha mai goduto, tranne in casi eccezionali, di piena libertà. I regimi dittatoriali, che caratterizzano la maggior parte dei paesi medio orientali, impongono una rigida censura all’informazione e utilizzano i mass media nazionali come strumenti di propaganda con la giustificazione di voler preservare la sicurezza nazionale.
Tutta l’informazione, di fatto, passa attraverso le maglie della censura e ciò che viene pubblicato sui giornali sono notizie innocue per il governo.
Le potenzialità offerte dai nuovi media creano uno scenario in grado di portare alla ribalta la voce dell’opposizione e di dare la possibilità di esprimere le proprie idee. Tuttavia, nonostante la creazione di fonti informative e alternative indipendenti, la reale situazione nei paesi arabi è oggigiorno alquanto allarmante; i dossier di Reporter Senza Frontiere evidenziano come il diritto a un’informazione libera e pluralista venga disatteso dalla maggior parte degli stati medio orientali.
A sottolineare la difficile situazione in cui si trova il giornalismo arabo è la notizia dell’arresto di quattro giornalisti dell’emittente qatarina Al Jazeera al Cairo. Come fa sapere la stessa rete, si tratta del corrispondente australiano Peter Greste, dei producer egiziani Baher Mohamed e Mohamed Fahmy e del cameraman Mohamed Fawzy. Con l’accusa di minaccia alla sicurezza nazionale, la polizia egiziana ha sequestrato il materiale in loro possesso la cui trasmissione è stata ritenuta illegale. Il ministero dell’Interno ha riferito che i quattro giornalisti sono stati trovati in possesso di alcune pubblicazioni dei Fratelli Musulmani, organizzazione dichiarata fuorilegge dal governo egiziano pochi giorni fa. L’emittente di Doha ha subito richiesto il rilascio dei suoi inviati.
La Commissione per la protezione dei giornalisti ha sostenuto che le condizioni per i reporter in Egitto sono ”peggiorate in modo drammatico”.
Le rivolte arabe che avrebbero potuto aprire la strada ad un’informazione autonoma, hanno al contrario portato all’affermazione e al consolidamento della censura politica. In Egitto, sotto la presidenza Morsi, si è registrato un aumento di attacchi, accuse e intimidazioni ai giornalisti. La nuova costituzione si è rivelata ambigua: se da un lato veniva promossa la libertà di espressione, dall’altro si permetteva la chiusura di testate ed emittenti qualora il giornalista non rispettasse la sicurezza nazionale. Il risultato è stato quello di aumentare il controllo governativo sull’informazione. Con il nuovo governo la situazione non è migliorata e attualmente l’Egitto rimane uno dei luoghi più pericolosi per svolgere il lavoro giornalistico.

Marianna Di Piazza

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