Australia. Entra in Parlamento con il Burka in segno di protesta

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L’Australia è conosciuta e apprezzata per i rigidi controlli agli aeroporti, per le città cosmopolite american style, per il surf e le onde mozzafiato, per i canguri e le immense distese naturali incontaminate… e non solo. Quando l’Australia protesta, lo fa in grande stile.

Recentemente il Parlamento australiano si è visto entrare con non chalance una signora vestita con il burka. Da capo a piedi, era un individuo non identificabile, coperto di tessuto nero che lasciava scoprire soltanto gli occhi. Poteva essere chiunque, e ha agito indisturbato.

La donna si è seduta per qualche minuto, poi si è tolta il travestimento ed è risultata essere la leader del partito di destra One Nation, Pauline Hanson, che ha spiegato subito dopo la sua scelta: “La maggioranza degli australiani vogliono che il Burka venga vietato”. L’esponente di destra, che non nasconde la sua simpatia per Trump, vuole evidenziare come il Burka non sia assolutamente australiano.

Si dichiara aspramente contro il Burka anche per una questione di sicurezza: “Ho indossato il burka nel mio ufficio. Poi non entrata direttamente in Parlamento senza che nessuna autorità mi fermasse”. Il Presidente del senato Stephen Parry ha tuttavia contro argomentato che l’identità della Hanson era già stata riconosciuta e per tale motivo le forze dell’ordine non si sono disturbate a farle il terzo grado.

Il partito di destra One Nation propone già da diversi anni l’abolizione del burka, ma il Ministro della Giustizia dell’Australia conservativa George Brandis ha propugnato: “Bisogna stare molto attenti quando si giudicano i sentimenti religiosi degli altri australiani”.

Chissà come avrebbe reagito la Presidente della Camera italiana se Salvini si fosse presentato con il Burka. Ma questa è un’altra storia.

 

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