DA BIN LADEN ALL’ISIS: LA STRATEGIA DEL TERRORE CORRE SUI SOCIAL

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Era il 7 ottobre 2001 quando Osama bin Laden ha diffuso il suo primo messaggio dopo gli attentati alle Twin Towers e al Pentagono. “Ringrazio Allah perché sono stati distrutti i simboli dell’America e la paura si è diffusa fra tutti gli americani. Giuro che l’America non vivrà in pace finché la pace non regnerà in Palestina”.

Il video, rilasciato dall’emittente qatarina Al Jazeera, è stato trasmesso da tutte le reti televisive del mondo, non senza far sorgere polemiche sulla sua divulgazione. Pochi giorni dopo la diffusione, Condoleeza Rice, Consigliere per la Sicurezza Nazionale negli Stati Uniti, ha chiesto ai maggiori network radio e tv americani l’oscuramento sui comunicati e le videocassette dei terroristi per motivi di sicurezza. Infatti, l’intelligence americana riteneva che i capi di Al Qaeda potessero sfruttare la potenza e la capillarità dei mezzi di comunicazione non solo per minacciare e seminare paura in Occidente ma anche per scambiarsi messaggi e informazioni.

Per i dieci anni seguenti, Bin Laden ha messo in atto la sua strategia del terrore, grazie ad un uso innovativo ed efficace dei mass media.
Dal 2007 i messaggi video e audio dello sceicco del terrore sono stati diffusi dalla casa di produzione Al Sahab, creata appositamente.

In questi anni, il movimento terrorista ha dimostrato di saper utilizzare con maestria la potenza comunicativa dei mezzi di comunicazione di massa. Da quando Bin Laden terrorizzava l’Occidente da una caverna in Pakistan, la comunicazione del terrore si è fatta sempre più 2.0.

Oggi l’ISIS utilizza tecnologie moderne e strategie raffinate per raggiungere i propri obiettivi. I mezzi di comunicazione digitali sono lo strumento ideale per diffondere il proprio messaggio, in modo univoco e senza filtri, e per reclutare nuovi partecipanti alla guerra contro gli infedeli.

La strategia adottata dall’ISIS sui social media è stata creata a tavolino dal 32enne di Boston, Ahmad Abousamra. Perno della comunicazione del movimento jihadista è Twitter, che grazie all’immediatezza con la quale veicola il messaggio, viene utilizzato per postare notizie e comunicati in tempo reale. Mentre i militanti tentano di allargare i confini del Califfato, sui social media si combatte una battaglia parallela definita Twitter Storm.

Non mancano le pagine di sostegno diffuse su Facebook, hashtag quali “#Iraq_is_liberated”, miniserie pubblicate su un apposito canale YouTube, Instagram per condividere immagini, Sound Cloud per rilasciare report audio, WhatsApp per diffondere grafica e video. Uno dei principali elementi della strategia è l’applicazione Fajr al Basha’ir, Alba delle buone notizie, ideata per postare in modo automatico tweet su quanto accade nel Califfato.

Se i video del capostipite della comunicazione del terrore, Bin Laden, si presentavano sgranati e con sfondi improvvisati, quelli dell’ISIS sono dinamici, con azioni di combattimento e conquiste, dove nessun dettaglio viene trascurato. I jihadisti 2.0 dispongono di tecnologie e software che gli permettono di elaborare produzioni di alto livello.

Anche i contenuti sono diversi e lasciano emergere le differenze di visione tra i due gruppi: il discorso di Al Qaeda era rivolto principalmente contro Stati Uniti e Israele, quello dell’ISIS verso i governanti dei paesi arabi.

Si sta quindi formando una nuova generazione di terroristi, nativi digitali, che ha però ereditato da Bin Laden la capacità di creare una comunicazione in grado di influenzare la politica del globo.

Marianna Di Piazza

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