Non abbiamo capito nulla sulla politica di Trump in Siria

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Si sono potuti ammirare, nel mondo della Destra, tantissimi commenti negativi verso il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump dopo la decisione di bombardare la Siria colpendo obiettivi cari a Bashar al-Assad. Uno stuolo di “vedove” che piangevano già una terza guerra mondiale dopo l’attacco congiunto di USA, Francia e Regno Unito.

Il coro, nello stile della tragedia greca, ha dimostrato che la memoria politica ha una durata inferiore all’anno solare. Sembra che infatti molti abbiano dimenticato lo strike missilistico che il Tycoon lanciò sulla Siria appena un anno fa, il 7 aprile 2017. Anche all’epoca non erano mancati commenti del tipo “Trump non ha mantenuto le sue promesse”, “Trump ci ha tradito”, con un centrosinistra già pronto ad esultare, affermando che le accuse mosse ad Hillary Clinton di essere una guerrafondaia erano infondate.

Bastarono appena poche ore per scoprire che i missili Tomahawk lanciati ebbero una percentuale di successo bassissima e che a tale attacco – resosi necessario dopo la strage di Idlib, dove Assad venne accusato di aver usato armi chimiche – non seguì alcuna escalation militare, esattamente come accadrà questa volta dal momento che il presidente Trump ha già dichiarato “compiuta” la missione.

Le “vedove” avranno probabilmente dimenticato diversi fattori che già si erano presentati nell’attacco del 2017. Anzitutto, lo strike del 2017 avvenne in perfetta contemporaneità con l’incontro tra Trump e Xi Jinping, il presidente della Cina. Un modo certamente efficace di far comprendere la potenza militare degli Stati Uniti di fronte alla prima potenza economica mondiale. Fu inoltre un modo per svincolare Trump dalle accuse di essere stato eletto tramite aiuto esterno di Vladimir Putin, tanto che il Russiagate si è andato via via spegnendo fino a quando la Camera ha chiuso le indagini il 12 marzo scorso.

Questo attacco ha avuto lo stesso, identico significato: l’impressione è che gli Stati Uniti della questione siriana se ne stiano allegramente disinteressando, lasciando il campo alla Russia certamente, ma anche all’Iran. A patto però che non si sorpassi la celebre linea rossa. A questo servono questi strike con un preavviso assolutamente troppo anticipato per essere efficaci. Una semplice dimostrazione della potenza militare degli Stati Uniti – e in questo caso dell’alleanza Atlantica – tesa a far comprendere a Putin e compagnia che a cancellare il regime di Assad ci vorrebbero poche ore.