Con la caduta di Baghuz è finito (geograficamente) l’Isis

JABAL PETRA, Jordan - A Royal Jordanian Army Challenger 1 tank fires on a target to gain its battle-sight-zero here, May 7, 2012, during bilateral tank training with the 24th Marine Expeditionary Unit as part of Exercise Eager Lion 12. More than 1,000 Marines and Sailors from the 24th MEU are scheduled to participate in various events throughout Jordan to maximize multilateral training opportunities and continue to build relationships with partners throughout the region. Eager Lion 12 is the second major exercise for the 24th MEU and Iwo Jima Amphibious Ready Group after deploying in March to serve as a forward-deployed crisis-response force. (Official Marine Corps photo by Sgt. Richard Blumenstein)

Le Forze democratiche siriane (Sdf), sigla che raccoglie in particolare l’Ypg curdo ma anche milizie sciite, cristiane, laiche e sunnite anti-Isis, hanno conquistato l’ultimo lembo di Stato Islamico a Baghuz, sull’Eufrate e al confine con l’Iraq.

Lo ha reso noto Mustafa Bali, portavoce delle Sdf, scrivendo su Twitter che ”Le Forze democratiche siriane dichiarano la totale eliminazione del cosiddetto Califfato e la sconfitta territoriale al cento per cento dell’Isis. In questo giorno unico, commemoriamo migliaia di martiri i cui sforzi hanno reso possibile la vittoria”.L’Isis, che nel 2014 aveva raggiunto la sua massima estensione con la conquista di Mosul, è stato così definitivamente annientato, almeno nella misura geografica, mentre il problema è ora rappresentato dalla gestione delle migliaia di combattenti prigionieri come pure dal possibile rientro dei foreign fighters nei paesi di appartenenza, portando azioni terroristiche.

A rappresentare il primo vero argine all’espansione dell’Isis sono stati proprio i combattenti curdi, sostenuti dagli Usa, che si sono opposti nella storica battagli di Kobane infliggendo ai jihadisti la prima sconfitta all’Isis.L’Isis non ha rappresentato tuttavia un fenomeno esclusivamente terroristico, bensì una reazione vera e propria di parte della popolazione da leggersi in una serie di conflitti sovrapposti, da quello storico fra sciiti e sunniti, a quello interno alla Siria e all’Iraq, da quello fra la Russia e gli Usa per l’acquisizione di zone di influenza, a quello fra l’Iran e Israele, e si potrebbe continuare a lungo: dopo la sconfitta di Saddam Hussein in Iraq i vincitori non hanno pensato al “dopo”, escludendo milioni di militari, amministratori, dirigenti, imprenditori dai loro ruoli, un’intera classe politica, economica e sociale dall’oggi al domani messa ai margini, la quale non ha visto altra soluzione che partecipare all’Isis costituendo un nuovo Stato ed opponendosi a chi cercava di limitarne l’espansione.

In molti casi vi sono stati interi villaggi dove la gente, la popolazione comune, è morta combattendo per rimanere con l’Isis. Il discorso non cambia in Siria, dove l’Isis si è sviluppato anche come zona di cuscinetto a ridosso dei confini turchi e a scapito delle popolazioni curde, e proprio la Turchia, perlomeno per i primi tempi, ha sostenuto l’Isis permettendo a decine di migliaia di foreign fighters di transitare sul proprio territorio, di far passare armi e beni di ogni generi attraverso i confini, ed ha acquistato il petrolio svenduto dall’Isis.

Enrico Oliari