Con la flotta in Libia senza sapere chi combattere

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Tripoli, bel suol d’amore.. E così le navi militar italiane tornano nelle acque di quella che fu la Quarta sponda. Ma partono in una situazione di caos generale grazie alla ormai nota incapacità del ministro degli esteri, Alfano. Incapace di comprendere che la Libia è divisa in due e che non sarebbe stato male accordarsi anche con la Cirenaica di Haftar prima di partire per la Tripolitania. Tra l’altro Haftar, sino ad oggi, ha accuratamente evitato di concedere le coste della Cirenaica agli scafisti che portano gli schiavi in Italia, a differenza di quanto continua ad accadere dalla parte di Tripoli. Chissà se Alfano se n’è accorto. In compenso al prode ministro degli esteri deve essere sfuggito che l’Egitto sostiene Haftar e continuare a non avere un nostro ambasciatore al Cairo non aiuta nelle relazioni diplomatiche.

Forse è un particolare che sfugge al grande statista siciliano. Probabilmente non succederà nulla, Haftar non manderà gli aerei a bombardare le navi italiane, ma di sicuro non è l’approccio più intelligente ne’ il più utile per gli accordi sulla gestione delle risorse energetiche. Ma è quello che passa il triste convento del governo Gentiloni. Il vero problema, però, potrebbe nascere da un eventuale sbarco dei militari italiani a Tripoli. Bisognerà evitare che si addentrino nei quartieri edificati dagli italiani tra le due guerre mondiali.

Potrebbero scoprire che i cattivissimi tripolini hanno lasciato intatti i simboli del passato regime italiano. Limitandosi a dipingere di verde i fasci che adornavano i portici. Se lo scoprono Fiano e Boldrine ci tocca dichiarare guerra alla Libia ed ordinare bombardamenti a tappeto per distruggere gli odiati simboli. Curioso che persino i Paesi colonizzati abbiano rispetto per una parte del loro passato mentre il rispetto per la storia manchi ai politici italiani

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