DELL’UTRI RICOVERATO A BEIRUT: ESTRADIZIONE LONTANA

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Marcello Dell’Utri ha lasciato la sede del Comando della polizia a Beirut, dove era detenuto da sabato, ed è stato ricoverato presso l’ospedale Al Hayat. Lo ha riferito il suo avvocato libanese, Nasser Al Khalil.

Il trasferimento in ospedale dell’ ex senatore di Forza Italia e Pdl, già sottoposto a diverse operazioni chirurgiche al cuore, è stato disposto sulla base di un referto stilato da un cardiologo che ha visitato Dell’Utri nel centro di detenzione e ha ritenuto necessario un monitoraggio continuo, anche se le sue condizioni non destano preoccupazioni. “Il politico italiano”, ha riferito una fonte giudiziaria locale all’agenzia Dpa, “ha subito un intervento cardiaco alcune settimane fa e ora ha bisogno di stare in una struttura in cui il suo cuore possa essere monitorato regolarmente”.

L’ex senatore rimane comunque agli arresti. “Il ricovero è stato deciso solo per “ragioni umanitarie” che nulla hanno a che vedere con la procedura di estradizione richiesta dall’Italia”, ha precisato il suo avvocato libanese.

Dell’Utri era stato arrestato in un lussuoso albergo di Beirut lo scorso sabato.  Era ufficialmente latitante a seguito di un ordine di custodia cautelare in carcere per pericolo di fuga emesso in vista dell’udienza di Cassazione che martedì avrebbe dovuto decidere sulla condanna dell’ex senatore a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L’udienza è stata poi rinviata al 9 maggio su richiesta presentata dai legali di Dell’Utri per motivi di salute.

Intanto le procedure per ottenere l’estradizione rischiano di complicarsi e l’ex senatore potrebbe rimanere in Libano ancora per molto tempo.

Secondo alcune indiscrezioni, il ministero della Giustizia dovrebbe allegare tutti gli atti tradotti in arabo del processo per concorso esterno in associazione mafiosa definito l’anno scorso dalla corte d’appello di Palermo. Si tratta di un’enorme mole di carte, relativi ad una vicenda giudiziaria di vent’anni, che richiederanno un lavoro lungo e impegnativo.

Inoltre, secondo l’articolo 23 del trattato di collaborazione giudiziaria tra Italia e Libano, firmato nel 1970 e trasformato in legge nel 1975, “si potrà porre fine all’arresto provvisorio” se il governo del Libano non riceverà i documenti richiedenti l’estradizione “entro 30 giorni”.

Ma c’è soprattutto un altro particolare che potrebbe consentire a Dell’Utri di rimandare un suo viaggio di ritorno in Italia: Libano non riconosce il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e dunque potrebbe non riconoscere l’estradizione.
Sarà quindi determinante la contemplazione, da parte dell’ordinamento giuridico libanese, del tipo di reato in questione, nel frattempo l’ex senatore sarà tenuto da tutti sotto osservazione.

Marianna Di Piazza

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