DIEUDONNE VIENE CENSURATO IN FRANCIA

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Il Consiglio di Stato francese ha deciso di annullare la decisione del tribunale amministrativo di Nantes, che aveva tolto il divieto con cui la città intendeva impedire che andasse in scena lo spettacolo “Le mur” del comico Dieudonne M’Bala M’Bala, in programma nella serata di ieri in apertura del tour nazionale e accusato di contenuti antisemiti. A darne notizia è stato il sito del quotidiano francese Libération, precisando che lo show è di conseguenza nuovamente vietato. In precedenza  il tribunale di Nantes aveva sospeso il divieto definendolo un grave attacco alla libertà di espressione. L’avvocato di Dieudonne, Jacques Verdier, aveva accolto il verdetto con favore, affermando che “lo show andrà avanti stasera”.

La situazione è nuovamente precipitata con la decisione del Ministro dell’Interno francese, Manuel Valls, di ricorrere al Consiglio di Stato, per combattere “questi meccanismi dell’odio”.

Il motivo è che le performance di Dieudonne sono considerate antisemite, dal momento che il comico ha diffuso il controverso gesto della ‘quenelle’, definito da Valls un “saluto nazista invertito”. Ma chi è questo comico che toglie il sonno ai ministri francesi? Diuedonnè M’bala M’bala ha 47 anni, il padre del Cameroun e la mamma bretone.

Inizia ad essere conosciuto nel 2003 quando, al termine di una degli spettacoli, vestito da ebreo ortodosso, chiude lo spettacolo gridando “IsraHeil!”. Diventato il beniamino di molti, diventa un personaggio scomodo per la sinistra che gli vieta la possibilità di andare in televisione e di esibirsi nei teatri.

Lui imperterrito ha continuato esibendosi in piccolissimi teatri ed anche sugli autobus, fino a tornare a calcare le scene più importanti ed a riconquistare molta popolarità, grazie al gesto della “quenelle“. Per lui si tratta della riedizione del dito medio alzato contro il potere costituito, ma da sinistra lo interpretano come un saluto nazista, fatto col braccio abbassato e con l’altro braccio piegato. L’autunno scorso è stato anche condannato per avere utilizzato la parola ‘Shoananas’, un misto fra la parola ebrea per Olocausto ‘Shoa’ e la parola ‘ananas’, in una canzone considerata derisoria nei confronti di vittime e sopravvissuti dell’Olocausto.

Michele Soliani

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