Donald Trump sta mantenendo le sue promesse e gli americani lo sostengono

Persone licenziate, popolo in protesta e sopratutto funzionari pubblici che sono pronti a disattendere gli ordini di Donald Trump sull’ingresso di musulmani negli Stati Uniti. E’ questo lo scenario che viene ogni giorno presentato dai media, una visione che fa emergere una federazione di Stati che si trova in aperto contrasto con le decisioni prese da un Presidente, che non fa altro che mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Già, Donald Trump sta mantenendo le sue promesse. Una cosa strana sopratutto se vista con gli occhi di un italiano. Del resto ormai in Italia non conosciamo manco l’espressione elezioni.

Negli Stati Uniti Donald Trump mantiene quanto promesso in Campagna elettorale e con il consenso della maggioranza della popolazione. Sembra strano, ma, in questo blackout di informazione distorta, ci sono 34 procuratori generali – gli USA sono una federazione e quindi il sistema giudiziario non è centrale – che hanno apertamente sostenuto la linea dura applicata dal neo Presidente.

Il dato che, però, viene portato alla ribalta è la critica presentata dai restanti 16 procuratori generali, i quali si sono detti contrari alla decisione voluta da Trump. Ed è per questo che Donald – forte del sostegno della maggioranza silenziosa e dei procuratori generali – non dà segnali di voler cambiare in modo sostanziale la linea. Tutto quel che fa è precisare che la regola non si applica ai possessori del permesso di soggiorno.

I leader europei hanno manifestato la loro critica nei confronti della decisione presa da Donald Trump, peccato che però la black list sugli ingressi del nuovo Presidente degli Stati Uniti è frutto dell’era Obama. Si deve, però, ricordare che l’Unione europea ha finanziato la Turchia per bloccare l’afflusso di profughi provenienti dalla Siria l’anno scorso. Nei fatti lo stesso comportamento: quello di Donal è stato chiaro è conciso, quello europeo ipocrita e decadente.

 

L’informazione distorta europea ha portato poi alla luce il dissenso del Presidente della Camera Paul Ryan che si è mostrato così tanto contrario alla proposta da garantire che è in prima linea affianco a Trump “per sapere esattamente chi sta entrando il nostro paese”. Qualche giorno fa girava sui social network una vignetta che recitava: “Nel frattempo in un Universo parallelo la Clinton, in testa ai sondaggi, firma la dichiarazione di Guerra alla Russia”. Probabilmente una guerra termonucleare – assieme alle sue terribili conseguenze – per alcuni era meglio alla coerenza di the Donald, colpevole di realizzare quanto promesso nella campagna elettorale che ha vinto. 

Michele Soliani