Erdogan contro la Nato: la corsa della Turchia verso l’atomica

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Il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha varato lo studio per la creazione di un arsenale nucleare nazionale che permetterà così al Paese di esercitare un certo peso all’interno dei tavoli internazionali e conseguire una politica estera autonoma. Inoltre la disponibilità di tale tecnologia garantisce una sorta di status di intoccabilità contro eventuali attacchi ostili rivolti al Paese: ne sono un chiaro esempio l’Iran e la Corea del Nord – infatti, per quanto sia stato minacciato un eventuale attacco militare contro Pyongyang, la risposta nordcoreana potrebbe essere catastrofica.

Alla luce di queste constatazioni, Ankara starebbe cercando di dotarsi una deterrenza nucleare nazionale autonoma dalla Nato, diventando una potenza regionale di riferimento nel Medio Oriente e nel mondo arabo.

A seguito del tentativo di golpe del 15 luglio dell’anno scorso, il Presidente ha rivisto i rapporti sia con l’Unione Europea sia con la Nato. Erdogan ha espresso più volte la volontà di trasformare la Turchia in una potenza militare autonoma, come si è visto con il potenziamento della flotta navale, comprendente una portaerei, e la volontà di protagonismo all’interno del mondo arabo schierandosi al fianco del Qatar nella disputa contro l’Arabia Saudita. Il tutto accompagnato da una sorta di Guerra Fredda con il vicino ed “alleato” ellenico sui confini all’interno del mare Egeo in cui avvengono frequenti violazioni del territorio di Atene da parte di Ankara, a cui si aggiunge il recente stallo negli accordi di pace di Cipro con il collasso delle trattative a Crans Montana (Svizzera).

La Turchia però al momento non ha le capacità, le risorse ed il know-how per sviluppare tale tecnologia che deve essere cercata all’estero. Infatti, di recente sono avvenuti incontri di alto livello sia con rappresentati russi sia con specialisti giapponesi, e proprio Mosca potrebbe giocare un ruolo chiave. Questa situazione indefinita riguardo la politica estera di Erdogan provoca nervosismo non solo all’interno dei Paesi membri della Nato, ma soprattutto a Tel Aviv gelosa del suo ruolo nel Medio Oriente in quanto unica nazione dotata di armi nucleari. Se la Turchia riuscisse a costituire il proprio arsenale stravolgerebbe lo status quo della regione ottenendo un ruolo di primissimo piano nelle controversie dell’area.

Da non dimenticare che già nel 2015 erano emerse fonti riguardo a contratti per la costruzione di due reattori nucleari, ma soprattutto i contatti da parte del governo turco con l’ingegnere Abdul Qadeer Khan, padre della atomica pakistana. Oggi la situazione politica complessa della regione accompagnata all’isolamento di Erdogan dal mondo occidentale permettono di comprendere che questa previsione diverrà presto realtà. Interessante sarà la risposta da parte di Atene e Tel Aviv che da anni svolgono esercitazioni militari comuni ed entrambe non sono in buoni rapporti con Ankara.

Stefano Peverati

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