La Francia scende in piazza per protestare contro le riforme di Macron

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La Francia scende in piazza contro la politica economica del Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, proprio nell’anniversario di quel 22 marzo 1968 che segnò l’inizio del periodo ricordato come il “maggio francese”. In particolare, a partecipare ai cortei sulle strade di quasi tutte le principali città transalpine, sono stati i dipendenti pubblici francesi e i ferrovieri della Sncf, contrari rispettivamente alla riforma della pubblica amministrazione e a quella del sistema ferroviario. Domani invece sciopereranno i lavoratori del settore aereo, in primis quelli di AirFrance, che però prevede di riuscire a garantire il 75% dei voli previsti nel corso della giornata.

Le due manifestazioni parigine, secondo la polizia della capitale, hanno radunato circa 49.000 partecipanti, con 32.500 persone alla manifestazione dei funzionari pubblici e 16.500 a quella dei ferrovieri. I due cortei si sono congiunti nel tardo pomeriggio in Piazza della Bastiglia. A livello nazionale, i cortei  hanno visto in piazza oltre 400.000 persone.

Nella capitale non sono mancati gli scontri fra manifestanti e polizia. I primi hanno scatenato un lancio di oggetti contro il cordone delle Forze dell’Ordine, che hanno risposto azionando i cannoni ad acqua e lanciando lacrimogeni. Sul percorso del corteo partito dalla Gare de l’Est, gruppi di giovani hanno distrutto la vetrina di un’agenzia della compagnia d’assicurazioni Axa, nell’undicesimo arrondissement; nella stessa zona, è stata incendiata anche un’auto. In totale, nell’anniversario del 22 marzo a cui viene fatto risalire l’avvio delle agitazioni del 1968, che partirono da Nanterre (proprio la città dove è stato interrogato l’ex-Presidente Sarkozy), sono state organizzate 180 manifestazioni in tutto il Paese. Nella capitale, una dozzina di scuole secondarie sono state bloccate, e ci sono stati incidenti anche nelle città di Rennes e Nantes.

Macron sta affrontando la sfida più grande da quando è entrato in carica meno di un anno fa, tra l’altro con uno sciopero ferroviario, in opposizione a un suo progetto di riforma della società nazionale Sncf, che include la fine dello status occupazionale dei suoi dipendenti. Questo statuto, che include diversi vantaggi rispetto al regime generale dei lavoratori, in particolare per quanto riguarda il pensionamento, cesserebbe di applicarsi ai nuovi dipendenti. Macron ha intrapreso una serie di riforme del lavoro che includono un piano per l’eliminazione di 120.000 posti di lavoro nel servizio civile, con l’obiettivo di tagliare la spesa pubblica.