G20, PUTIN SNOBBA IL COMUNICATO, CRITICI GLI ALTRI LEADER

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Domenica  16 Novembre si è concluso a Brisbane, in Australia, il vertice del G20, che ha visto riuniti, come di consueto, i maggiori Paesi industrializzati nel mondo e quelli in via di sviluppo. Sul tavolo degli accordi, spicca un comunicato congiunto che promuove l’approvazione di una serie di riforme economiche grazie alle quali, entro il 2018, si avrà una crescita economica mondiale del 2,1%.

Nulla di nuovo, dunque: la ripresa economica costituisce, infatti, la preoccupazione principale del mondo globalizzato, insieme ad ebola, crisi ucraina e i soliti “problemi climatici”.

Durante una precedente riunione del G20, tenutasi a febbraio, i ministri delle Finanze dei Paesi membri avevano già proposto il pacchetto di riforme approvato domenica scorsa: tra le oltre 800 promesse di riforma, spicca la ratifica del trattato TTIP, ovvero l’accordo di libero scambio commerciale tra USA e UE, un piano di investimenti pubblici da 10 miliardi di euro in tre anni da parte della Germania e piani di riforma del lavoro, della competitività e per la lotta alla corruzione.

Temi come l’ebola o i cambiamenti climatici sono stati affrontati solo in seguito  alle pressioni dei leader europei e del presidente statunitense Obama, perché che vertice sarebbe stato, senza ribadire “un’azione forte ed efficace contro i cambiamenti climatici”?

Gli USA, infatti, hanno annunciato un contributo di tre miliardi di dollari al Fondo Internazionale che permetterà ai Paesi più poveri di affrontare gli effetti del cambiamento climatico:”Se gli Stati Uniti e la Cina hanno raggiunto un accordo, anche il mondo lo può fare”. Necessario, poi, l’inserimento del problema ebola tra gli argomenti da affrontare, data la costante allerta mondiale. Come ha sottolineato il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, “Ebola ha un impatto sulle economie nazionali, le economie regionali e quindi anche a livello globale. La questione della solidarietà internazionale non è solo una questione di carità”.

La crisi in Ucraina, invece, merita maggiore attenzione: negli ultimi giorni, infatti, Mosca ha inviato nuove truppe per appoggiare i separatisti filo-russi contro il governo di Kiev. Figura scomoda, quella di Putin, ostinato a voler rimanere “con due piedi in una scarpa”: partecipa ai vertici mondiali ma, nel frattempo, conduce una politica che contrasta nettamente con gli obiettivi delle altre potenze. Criticato dagli altri leader mondiali, come ha fatto il primo ministro canadese Harper, Putin ha lasciato la riunione del G20 prima della pubblicazione ufficiale del comunicato, col pretesto di voler dormire almeno 4-5 ore prima di rimettersi a lavoro, data la durata del viaggio di ritorno. Voci di corridoio dicono che, in realtà, la pressione in merito alla crisi ucraina era troppa per il presidente russo, che si augurava l’assenza di speculazione da parte della stampa in merito alla vicenda.

Forte l’accusa del presidente Obama, che ha predetto un futuro in solitudine per il Cremlino: “La Russia ha l’opportunità di prendere una strada diversa per risolvere la crisi in Ucraina nel rispetto della sovranità e del diritto internazionale. Se lo farà, io sarò il primo a eliminare le sanzioni che obiettivamente hanno un effetto devastante sull’ economia russa. Se,invece, continuerà a violare lo spirito dell’accordo di Minsk, che Putin stesso ha accettato, allora continuerà anche il suo isolamento”. Sebbene, dunque, il tempo dell’URSS si sia concluso da un pezzo, non si può dire lo stesso per le tattiche economiche introdotte da Stalin: Putin sta dimostrando di essere un ottimo allievo.

Il presidente russo ha avuto cinque incontri privati con i leader mondiali, in particolare con il primo ministro britannico Cameron, la cancelliera tedesca Angela Merkel e col presidente americano Obama, incontro che questi ha definito “brusco”. Dal canto suo, anche il premier italiano Matteo Renzi tiene particolarmente ad un incontro con Putin, nella speranza di trovare una soluzione alla crisi ucraina “nello spirito di Milano” del recente vertice Asem. 

Ai margini del G20, i partecipanti si sono soffermati poco sulle questioni ISIS e crisi in Medio Oriente:  i leader mondiali, che si giustificano per questa “mancanza” appellandosi alla natura economica del  G20, dimenticano che il sostegno della guerra tra Siria e Iraq comporta una notevole spesa militare, in particolare in America, dove, durante i cento giorni dall’inizio dell’offensiva aerea statunitense, la spesa giornaliera è stata di 8 milioni di dollari.

 

[Photo credit from infophoto]

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