Gilet Gialli: carburante che manca, dimissioni di Macron?

Il Movimento dei Gilet Gialli (Les Gilets Jaunes) in Francia ci fa capire che – di fronte alle vere crisi economiche – ci sono persone che hanno ancora la capacità di dire di no. Gente capace di opporsi in maniera sistematica, dando il via a quella che, probabilmente, è una delle più dure crisi di governo (francesi) degli ultimi anni.

Siamo al 17° giorno di protesta e alla IV azione: i Gilet Gialli non si fermano. In Italia li hanno chiamati fascisti, estremisti. Definiti comunisti da certi media, in realtà i Gilet Gialli si ritengono moderati nel pensiero e apartitici. Hanno una pagina social dove pubblicano le loro attività. QUI

Dopo la serie di proteste e di blocchi ai porti i primi disagi si fanno sentire. Il rifornimento delle stazioni di servizio è incerto. Questa è la situazione in Francia. (Foto di COPERTINA).

In queste ore sono annullati gli incontri politici del Governo con i rappresentanti del Movimento dei Gilet Gialli a causa di minacce pervenute via telefono e via mail o social. Addirittura si profila la ipotesi, seppure appena ventilata, che Macron possa o debba dimettersi. in alternativa a metter mano pesantemente agli accordi sugli scambi energetici e sulle tasse.

La protesta dei Gilet Gialli non riguarda solo la Francia. Il movimento sta parlando di temi europei e di accordi che ci riguardano un po’ tutti. La sensibilità internazionale è molta. Il movimento dei Gilet Gialli gode di grande successo e ammirazione internazionale.

Seppure con atti dimostrativi anche pesanti, visto che i Gilet Gialli hanno effettuato anche un blocco al porto di Le Havre impedendo l’accesso al terminale Rubino, uno dei più grandi depositi di carburante nella regione della Normandia, non si tratta di un movimento violento.

Nessun camion oggi ha potuto superare la massa di manifestanti. E, in tutto il paese, i blocchi delle raffinerie si moltiplicano.

Il problema della politica economica europea non dipende solo dalla Francia, ma le ripercussioni si notano in tutte le nazioni. Si inizia a parlare di crisi politica. Macron ha già pensato allo stato di emergenza politica. Non è chiaro cosa succederà, le ipotesi fatte dai più grandi colossi della stampa economica sono molteplici (da WallStreetItalia al Sole24Ore il panorama è confuso).

La data del prossimo appuntamento è on line. Foto sopra. Il movimento utilizza i social network per coordinare i propri incontri e le proprie proteste.

A cura di Martina Cecco