GIORNALISTI CON L’ELMETTO

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Sono disposti a tutto. E non hanno alcun ritegno. Pur di compiacere i loro sponsor sono disposti infatti a scrivere qualsiasi cosa, negando perfino l’evidenza. Sono i giornalisti “con l’elmetto“, quelli che – avendo un rapporto privilegiato con una fonte – ne devono per forza di cose veicolare la propaganda, altrimenti smettono di essere utili e perdono il privilegio delle notizie in anteprima. E’ un modo di concepire questo mestiere di una tristezza infinita, prima ancora che deplorabile sul piano deontologico. Ma trova più accoliti di quanto voi possiate immaginare. E scovarli non è sempre facile.

Prendiamo la Repubblica di oggi, 11 marzo 2014. A pagina 16 c’è un articolo firmato Alix Van Buren che illustra un rapporto Unicef  appena uscito sul dramma dei bambini in Siria. Questo è l’articolo e questo  il Rapporto. Dall”articolo scoprirete che ci sono “bambine nei campi profughi date in sposa a ricchi pedofili del Golfo, infanti plagiati nei campi di addestramento allestiti dai jihadisti stranieri nel nord della Siria, femminucce di pochi anni sepolte dietro il niqab” e tutta una serie di altre atrocità imputabili solo all’opposizione armata siriana, vale a dire ai “ribelli“, mentre nemmeno una riga, nemmeno un accenno – controllare per credere – viene fatto alle atrocità ben più gravi commesse dal regime di Bashar al Assad.  In realtà, il Rapporto dell’Unicef non accenna mai a responsabilità dell’una e dell’altra parte in conflitto, com’è consuetudine nei rapporti delle agenzie ONU. E nessuna fra le testimonianze riportate fa accenno alla casistica di cui parla la collega di Repubblica . Anzi, a voler leggere fra le righe, quando si riportano le voci dei bambini di Yarmuk o di altre aree  ”sotto assedio“, la logica vorrebbe che la responsabilità venisse attribuita al regime piuttosto che ai “ribelli”, visto che che è il regime che assedia le forze ribelli queste ed altre zone del Paese. E invece niente, a leggere quell’articolo pare che le atrocità sui bambini in Siria siano imputabili  solo ad una parte.

Una semplice dimenticanza? Non direi, visto che la collega in questione si era già distinta in passato per le sue testimonianze a senso unico sulla guerra civile in Siria. E non perché provenissero da Damasco, dal momento che stimabili giornalisti e giornaliste sono riusciti, anche dalla capitale, a non lasciarsi abbindolare dalla propaganda del regime. La Van Buren no. Lei  ha scelto l’elmetto e si è lanciata a capofitto nel sostegno al regime, veicolandone senza ritegno le bugie più grossolane. L’ha dimostrato in varie occasioni  ed è già stata colta in fallo – leggi qui – ma questo non sembra importare né a lei né ai suoi superiori, che continuano ad accreditarla come titolare credibile del dossier siriano.  Francamente non se ne può più.

Dal blog di Amedeo Ricucci 

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