UNA GIUSTIZIA “EQUILIBRATA”: IL CASO PISTORIUS

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“Equilibro tra gli interessi della società, gli interessi dell’accusa, e la serietà dei reati. Una sentenza non carceraria manderebbe un messaggio sbagliato, ma anche una pena lunga non sarebbe appropriata.” Questa la giustificazione del giudice Masipa riguardo alla sentenza  dell’Alta Corte del Tribunale di Pretoria.
Sebbene abbia creduto alla versione dell’atleta paralimpico, cioè aver scambiato la fidanzata per un ladro e averle quindi sparato quattro colpi d’arma da fuoco per errore, ha anche sostenuto che l’accusato era addestrato a sparare. Un fatto che va a discapito di Oscar Pistorius, il quale non sparò un unico colpo ma ben quattro ad un ipotetico ladro, all’interno di un bagno di piccole dimensioni. Tuttavia ciò non era sufficiente per condannare l’imputato con l’accusa di omicidio colposo. Per tal motivo il giudice ha ritenuto opportuno formulare una sentenza che in parte rispettasse la richiesta dell’accusa, ovvero dieci anni di carcere, e quella della difesa, cioè tre anni agli arresti domiciliari, concordando tali richieste con la necessità di dimostrare alla società che il reato d’omicidio non deve rimanere impunito in nessun caso.

Una decisione finalizzata a mantenere l’equilibrio sociale, e al contempo a rappresentare un monito per tutti coloro che si macchiano del reato di omicidio. Il padre di Reeva  Steenkamp si è dichiarato soddisfatto del verdetto finale, ma non tutti i membri della famiglia sono d’accordo con tale affermazione. La sorella della vittima, Simone Steenkamp ha definito Pistorius un “disgustoso bugiardo”. Quella notte il 28enne avrebbe riconosciuto benissimo la ragazza, e animato da sentimenti  incomprensibili, avrebbe sparato contro la fidanzata urlante ed impaurita. L’indifferenza mostrata nei confronti dei propri genitori, ma soprattutto l’atteggiamento da celebrità, che secondo Simone egli avrebbe avuto in sede giudiziaria, sono altri motivi che aumentano la sua rabbia. La perdita ha stroncato la serenità della famiglia Steenkaamp, ha provocato il dolore di una madre che mantiene un dignitoso silenzio di fronte alla Corte di Tribunale, distrutto un padre che prima o poi chiederà all’assassino di sua figlia il motivo di tale azione, devastato una sorella che ha lasciato l’Inghilterra per stare vicino ai genitori.
Con l’intenzione di mantenere vivo il nome di Reeva, questa famiglia si dedicherà ad iniziative contro la violenza sulle donne africane, in particolare alla creazione di un ricovero per donne maltrattate.

Laura Padoan

 

 

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