Gli archeologi affermano: “Siamo tutti un po’ africani”, ma i tedeschi non se la bevono

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In Germania le provano tutte per inculcare che l’immigrazione che sta soffocando l’Europa e, nel suo caso specifico, la Germania stessa sia un fenomeno naturale. Il dibattito sui rifugiati non si spegne mai e, anzi, coinvolge sempre più professionisti. Gli archeologi ad esempio consigliano di trattarlo e osservarlo con più accuratezza, ma i tedeschi non ci cascano.

L’ipotesi recente esplora come il mescolamento durante la migrazione non sia qualcosa di nuovo bensì, come cita il giornale tedesco die Welt in un articolo del 1 agosto 2017, “in realtà abbiamo tutti quanti un background migratorio”.

La Germania ha aperto le frontiere nella tarda estate del 2015. Più di un milione arrivarono dalla Siria e dall’Afghanistan e, nel frattempo, cominciarono a veicolare sempre più foto spaventose dei migranti sui barconi. Questa tematica ha aperto numerosi dibattiti e ha spinto anche gli archeologi a esprimersi a riguardo: anche gli europei sono, in principio, degli stranieri poiché hanno un background migratorio vecchio millenni.

Dunque, continua l’articolo, ciascun tedesco è anche un po’ turco, iracheno, iraniano o russo, e persino africano. “I tedeschi che sono cresciuti qui sono pochi come le patate tedesche”, dice la direttrice del museo dell’uomo di Neanderthal Bärbel Auffermann. E “proprio nell’apertura a nuovi spazi vitali c’è stata la grande occasione per la storia dell’umanità”.

Insieme all’università di Colonia, l’Istituto Max-Planck per la storia dell’umanità di Jena e l’Accademia delle scienze di Heidelberg, il museo di Neanderthal è riuscito a ottenere dei nuovi risultati di ricerca riguardo l’origine e le radici dell’uomo. Con ciò gli archeologi vogliono dimostrare che la migrazione è una componente naturale dell’essere umano, e non un fenomeno nuovo. E’ la Auffermann a spiegare che “siamo tutti africani”. Il primitivo Homo Erectus si spostò difatti attorno a 1,8 milioni di anni fa dall’Africa all’Europa. Era il primo migrante che per così dire non si spostò razionalmente verso un luogo preciso, bensì fu mosso dall’istinto. La strada dall’Africa condusse verso l’Europa anche le popolazioni anatomicamente morderne, soprattutto sulla rotta balcanica. L’homo sapiens incontrò l’uomo di Neanderthal, il quale aveva anch’esso migrato dall’Africa quando era ancora Homo Erectus, per poi evolversi in Homo Sapiens. Mentre il neandertaliano si estinse circa 40 mila anni fa, l’Homo Sapiens sopravvisse per sforzi e necessità. “Anche noi, Homo Sapiens, quasi non ce l’avremmo fatta”, dice l’archeologa Melanie Wunsch dell’Università di Colonia. Con circa 70 altri scienziati, ha realizzato il lavoro “Our way to Europe”, studiando la migrazione dell’uomo dall’Africa: sebbene il neandertaliano si estinse, rimane comunque dentro di noi una minima parte anche dei suoi geni.

Inoltre “prima erano tutti piuttosto scuri di pelle”, afferma la Auffermann. La pelle chiara si sviluppò infatti soltanto circa 4.500 anni fa.

Per gli archeologi, che osservano i cambiamenti nel corso dei millenni e non soltanto di un paio di anni, l’identità culturale non è mai statica. Più indietro andiamo, più si vede che c’è sempre stata una mescolanza tra uomini provenienti da regioni diverse tra di loro con sfondi culturali altrettanto differenti, afferma la Wunsch. La Auffermann butta un occhio al futuro e sostiene che “la Germania di domani sarà diversa da quella di oggi”.

Alla fine dell’articolo, i tedeschi dimostrano di non essere convinti dalle teorie degli archeologi e, anzi, ribattono con commenti che lasciano trapelare un grande scetticismo, come: “E cosa vogliono dire questi signori archeologi in questo testo? Che non ci dobbiamo fare problemi perché le persone hanno sempre viaggiato per essere tenuti dalla gente del posto? E’ vero che c’è stato, ma si chiamava guerra di conquista e quelli del posto erano solo felici se il nemico poi veniva cacciato. Naturalmente ci sono state anche migrazioni più pacifiche, che però venivano accettate soltanto quando i nuovi arrivati portavano con sé qualcosa da offrire. Quale alta tecnologia o beni culturali ci portano oggi i nuovi migranti?”. Un altro lettore si lamenta del fatto che persino in una città piccola come la sua bisogna stare attenti ad andare in giro nel cuore della notte per via di arabi o simili che vagabondano parlando forte e minacciosi nella loro lingua.
Altri commentano che non sono gli uomini il problema, ma le loro ideologie. E i tedeschi lo sanno che la Germania di domani sarà molto diversa: si avvicinerà ai Paesi dei migranti, andando di male in peggio.

C’è chi ci ride su, chi si arrabbia, ma in ogni caso si nota una drastica presa di posizione: i tedeschi non si fanno abbindolare dai bei discorsi. Vedono sulla loro pelle e a loro spese cosa porta l’immigrazione incontrollata, senza un minimo di organizzazione. Se la Germania si trova a questo punto, come può l’Italia illudersi che possa accogliere anche coloro che sbarcano sulle coste italiane?

[Photocredit: Il Giornale]

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