#GRETAEVANESSA: LA “TRATTATIVA STATO-AL QAEDA”

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Greta e Vanessa sono state finalmente liberate. Le notizie che sono giunte nella giornata di ieri non si limitavano solo a confermare la loro liberazione ma riguardavano anche  i soldi che sono stati necessari per riportarle in Italia.
Se all’inizio quest’ultima notizia sembrava poco attendibile, nel corso delle ore veniva indicata con sempre più forza l’ipotesi che la somma versata sia stata di circa 12 milioni di euro. Una somma alta, giustificabile se si guarda al valore della vita umana, ma al contempo ingiustificabile se si pensa che qui soldi saranno probabilmente usati per fini terroristici. Dopo quanto successo al Charlie Hebdo la scorsa settimana e dopo i fatti di Bruxelles avvenuti nella giornata di ieri, l’allarme terrorismo si fa del resto sempre più serio anche in Italia.
In molti, tra cui esponenti politici quali Matteo Salvini e Maurizio Gasparri, hanno affermato che vi è il pericolo che questi soldi possano essere usati per organizzare un attacco nel nostro paese. Il Ministro Gentiloni ha comunque negato in merito. Del resto non viene neanche dato alcun concreto sostegno al regime di Assad, il quale è l’unico esponente politico internazionale che stia seriamente combattendo il terrorismo di matrice islamica.


È necessario comunque ricordare che Greta e Vanessa sono state rapite da un gruppo che trova come fonte principale di finanziamento quello dei ricatti. Il New York Times ha stimato che al Qaeda e i gruppi che ruotano intorno abbiano incassato gli ultimi anni oltre 125 milioni di dollari. Il “Fronte di Sostegno per il popolo siriano”, l’organizzazione che ha rapito le due ragazze, si è macchiato nei primi mesi del 2012 di diversi attentati che hanno causato decine di morti. Il gruppo non fa parte neanche all’ISIS come affermato in varie occasioni dal califfo che lo ha fatto ricondurre direttamente al gruppo terroristico fondato da Osama Bin Laden.

Se l’ISIS fece uccidere il 27 agosto James Foley, il “Fronte di Sostegno per il popolo siriano” uccideva, nello stesso momento e nel silenzio della stampa, lo scrittore americano Peter Theo Curtis, che era stato rapito due anni prima.
Nei ultimi anni in molti sono morti rapiti da terroristi; ricordiamo la figura di Fabrizio Quattrocchi, ucciso dicendo come ultime parole “Vi faccio vedere come muore un italiano”, e di Nicola Calipari, morto mentre stava conducendo l’operazione di liberazione della giornalista Giuliana Sgrena.

Michele Soliani

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