Hillary Clinton e l’Area 51. Una tipica campagna elettorale all’americana

“Se vinco e divento presidente svelerò tutto sugli alieni e sull’Area 51”. Così, Hillary, ha promesso che “andrà a fondo” alla questione UFO.

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“Se vinco e divento presidente svelerò tutto sugli alieni e sull’Area 51”. Sono le parole di Hillary Clinton, candidata alla presidenza degli Usa del partito Democratico. In un’intervista della settimana scorsa, il giornalista Daymond Steer del Daily Sun Conway, nel bel mezzo della campagna della Clinton nel New Hampshire, ha tirato in ballo alcune sue affermazioni del 2007. Così, Hillary, ha promesso che “andrà a fondo” alla questione UFO, rendendo pubblici i faldoni che racchiudono i misteri inerenti agli avvistamenti, agli studi compiuti nei decenni, e all’Area 51, area interna alla base militare situata nel Nevada, per lungo tempo tenuta all’oscuro dai vari governi succedutisi che smentirono la sua esistenza fino al 2003. Sempre che venga eletta.

Hillary non è certo la prima politica negli States e nel mondo ad usare questa carta in campagna elettorale e non. Sempre in ambito delle candidature del Partito Democratico, nelle elezioni per la presidenza del 2008, c’era stato Dennis Kucinich, deputato ultraliberale dell’Ohio, a rivelare il suo personale avvistamento di un oggetto volante non identificato sui cieli di Washington, durante un dibattito con i concorrenti; e ancora, Bill Richardson, governatore del New Mexico, quello che, sempre nel 2008, si presumeva sarebbe diventato Consigliere di Stato proprio della Clinton se questa avesse vinto, disse che il governo avrebbe dovuto “svelare i segreti riguardanti Roswell”, luogo divenuto famoso nel New Mexico per la collisione al suolo e il ritrovamento dei resti di una presunta navicella spaziale nel luglio 1947, e leggenda vuole, anche dei cadaveri di alcuni alieni che vennero sottoposti ad autopsia, scena evocata nella celebre serie TV, tanto amata negli anni ’90, X-FILES. Tanto amata lo fu anche da John Podesta, Presidente dell’attuale campagna elettorale di Hillary e Capo di gabinetto della Casa Bianca quando a fare il presidente c’era il marito, Bill Clinton, che già nel 2002, in una conferenza stampa, dichiarò che era arrivato il momento in cui i cittadini americani sapessero; “la verità è la fuori” dirà nel 2007, e nel 2015, nel suo ultimo giorno come Consigliere di Barack Obama, in un tweet rivelerà che uno dei suoi più grandi rimpianti dell’anno precedente fu quello di non aver schiuso i gusci che avvolgono ciò che per noi semplici umani ignari rimane ancora un mistero. Lawrance Rockefeller, nipote dell’illustre imprenditore petroliere e capitalista John Davidson Rockefeller, filantropo come il nonno al punto di essere irresistibilmente attratto da una specie-altra, sollecitò prima e finanziò poi, nel 1994, il programma di ricerche promosso da Bill Clinton, allora Presidente alla Casa Bianca. Dalla cosiddetta Rockefeller UFO Initiative uscirà uno studio reso pubblico: “UFO Briefing Document: The Best Available Evidence”. Sono tanti i casi, forse troppi, di politici che nella storia, soprattutto recente, hanno invocato e invitato chissà quale potere superiore a smascherare i fatti tenuti celati: Jimmy Carter tempo fa sempre in America; più recentemente Dmitrij Anatol’evič Medvedev in Russia; Nobutaka Machimura in Giappone; Nick Pope in Inghilterra e tanti, tanti altri.

In America, è soprattutto il FOIA (Freedom Of Information Act), la legge sulla libertà d’informazione emanata nel 1966 dal Presidente Lyndon B. Johnson, ad essere utilizzato come grimaldello dai cittadini che, da allora ad oggi, intendono far salire a galla le verità nascoste, e al quale fanno appello per conoscere di più. Un recente sondaggio svolto da “The Harris Poll” ha censito ben il 36% degli americani, ovvero circa 114 840 milioni di persone, come “credenti nel creazionismo e agli UFO”, mentre Blasting News riporta addirittura un 77% di americani convinti che gli alieni abbiano già visitato il nostro pianeta.

Diventa molto comprensibile, quindi, il motivo per cui tanti politici facciano affidamento a questo specchietto per le allodole. Hillary non sarà né la prima né l’ultima a ricorrervi.

“Correrò alla presidenza. Ogni giorno gli americani hanno bisogno di un campione, e io voglio essere quel campione”, così esordiva Hillary Clinton in un tweet del 12 aprile scorso, con grande anticipo per la candidatura alle primarie, che avranno inizio il 1 febbraio in Iowa e il 9 nel New Hampshire. Frase che si ritrova anche nello spot della campagna elettorale lanciato in quello stesso giorno, dove i progetti futuri per i quali si sentono pronti i comuni americani e le comuni famiglie americane hanno la precedenza sulla comparsa in scena della Clinton che diffonde il suo annuncio, e così, il suo messaggio già anticipato. Sostegno ai concreti e umili sogni dei cittadini, come la creazione di un nuovo giardino, il trasloco di una madre con la figlia per consentirle di frequentare una scuola migliore, l’avviamento di una nuova attività, il reinserimento al lavoro di una giovane madre, la preparazione all’arrivo di una nuova vita per una prossima famiglia, il matrimonio di una coppia omosessuale, il mantenimento di un’azienda di quinta generazione. Tutte quelle categorie di persone su cui fece già leva nella campagna elettorale del 2008, campagna alla fine della quale, con amarezza, cedette il posto a Barack Obama. In quest’altra, la Clinton ha puntato molto sull’incentivazione e la ripresa economica della classe media di un Paese che è riuscito ad attutire i colpi sferzanti di una crisi colossale, o così a suo dire. Ovviamente, essendo lei la prima aspirante donna alla presidenza degli States, prima aspirante realmente temibile perlomeno, ha puntato sull’emancipazione femminile, tanto che si è discusso addirittura, in quella sua prima campagna, di sessismo per le molte interviste concesse a croniste donne. Oggi si contano almeno 18 media nazionali che hanno ingaggiato una reporter donna a raccontare la sua campagna elettorale e alcuni, come la NBC, persino tre.

I Repubblicani, già in quell’aprile che vedeva la Clinton fare il suo annuncio, pubblicarono il video contro la candidata democratica: una donna di spalle, chiaramente la Clinton, che avanza sul palcoscenico della politica immerso in un buio tetro dal quale provengono voci di fantasmi che rievocano fatti non chiari sui quali non è mai stata fatta luce. Chissà, magari la Clinton con questa nuova promessa potrà rifarsi su quel video denigratorio.

Valentina Canteri

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