I siriani si riprendono Palmira

Qualche imbecille che si spaccia per esperto di geopolitica aveva vaticinato l’imminente fine di Assad dopo l’annuncio di Putin sull’avviso del ritiro delle forze russe dalla Siria. Qualche grande polemologo aveva aggiunto che di fatto i russi non avevano mai combattuto davvero contro l’Isis ma solo contro gli oppositori di Assad sostenuti da USA, Arabia e Turchia. Sarà per questo che la dis informazione di servizio sta pressoché ignorando l’ingresso delle truppe di Assad, sostenute a terra dagli iraniani e, in aria, ancora dell’aviazione russa, nella città di Palmira, sono ad ora nelle mani dei tagliagole dell’Isis. Non proprio una sconfitta, per Assad. E questo infastidisce non poco gli avversari di Putin. A partire da quegli spiriti nobili convinti che il terrorismo si combatta con i gessetti, si sconfigga con le candeline ed i mazzi di fiori. I siriani entrano a Palmira perché combattono, con armi vere, non con i disegni fatti con i gessetti e le frasi patetiche scritte sulla strada. I siriani riprendono Palmira perché i russi sganciano bombe vere sulle truppe del Califfo, non per gli inviti alla pace universale. I tagliagole non si spaventano per le vignette satiriche e non si fermano di fronte ai simboli idioti del peace &love. Ma è più comodo invocare la pace nel mondo, come nei peggiori programmi TV defilippizzati. È più bello spalancare le porte al mondo intero, distruggendo la propria cultura nel nome di un pensiero unico. Peccato che quel pensiero unico non piaccia all’Isis e, in realtà, non dovrebbe piacere neppure a noi.  Ma il servilismo nei confronti degli spacciatori del governo mondiale e dell’idea universale impediscono all’Europa di ricordare e di recuperare le proprie radici. In svendita al supermercato o cancellate dal terrore. Il risultato non cambia. Le vittime del terrorismo sono infinitamente meno numerose delle vittime, nella sola Italia, provocate dai tagli alla sanità o dal cibo di pessima qualità diventato l’unico possibile per milioni di italiani che vivono intorno alla soglia di povertà.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".