Il Brasile taglia i fondi alle facoltà di Filosofia e Sociologia. Bolsonaro, “sono inutili per il Pil”

Il finanziamento verrà indirizzato verso i corsi di medicina, ingegneria e veterinaria: così, si giustifica l'esecutivo brasiliano, c'è un immediato investimento delle tasse dei contribuenti

Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro ha annunciato nei giorni scorsi su Twitter che il ministro dell’istruzione, l’economista Abraham Weintraub, sta studiando dei provvedimenti per “decentralizzare gli investimenti” delle facoltà umanistiche delle università del Paese.

L’obiettivo è semplice: dirottare quei soldi verso corsi di studio che hanno subito un risvolto pratico e immediato come veterinaria, ingegneria o medicina. Filosofia e Sociologia, sono queste le discipline che saranno colpite qualora il provvedimento dovesse diventare realtà, non contribuiscono ad un ritorno sicuro per il contribuente; sono inutili per il Pil, quindi è meglio pensare ad altro.

Non sono mancate le reazioni dell’opposizione che accusano il leader brasiliano di voler “istupidire la popolazione” e di andare contro i principi costituzionali sulla libertà di insegnamento e sull’autonomia delle università. Il deputato laburista Túlio Gadelha ha commentato con una semplice frase, ma d’effetto: “un popolo che non pensa non lotta per i suoi diritti”.

La scelta del governo Bolsonaro è radicale, ma non è una sorpresa. Fin dalla campagna elettorale, sia lui che la sua squadra hanno sempre espresso una linea politica ed economica che riprende il neoliberismo della Scuola di Chicago; non per niente, ad affiancarlo già in periodo di elezioni ci fu Paulo Guedes, accademico e uno degli ultimi “Chicago Boys” ancora in vita.

L’orientamento dell’esecutivo brasiliano è quindi chiaro: privatizzazione delle società statali e capitalizzazione del sistema pensionistico con l’obiettivo di azzerare qualsiasi disavanzo pubblico; il dirottamento dei fondi destinati agli atenei rientra in quest’ottica: ottimizzare le risorse verso la produzione e la competitività, e siccome né la Filosofia né le Scienze sociali hanno un immediato impatto, o almeno così sembra, nella vita quotidiana dei brasiliani forse, si è detto, sarebbe meglio indirizzare quei soldi a discipline decisamente più vantaggiose per l’individuo e la comunità. Come, per l’appunto, l’ingegneria o le arti mediche.

C’è questo. Ma se ci fosse anche altro? Dietro alla probabile diminuzione del finanziamento alle facoltà umanistiche potrebbero non esserci solo motivi economici ma anche politici: da sempre, la Filosofia propone un approccio critico alla realtà che tralascia ogni appoggio od ogni opposizione irrazionale nei confronti del potere costituito ma lo affronta proponendo modelli alternativi o analoghi; obbliga a riflettere attentamente a trecentosessanta gradi. Così pure la Sociologia, che analizzando la realtà tramite i propri strumenti suggerisce un quadro preciso delle diverse dinamiche sociali, i loro punti di forza come quelli più deboli.

Si dirà che entrambi i corsi di studio siano generalmente sotto il monopolio delle correnti liberal e progressiste e che non ci sarebbe lo spazio per chi invece ha un orientamento più reazionario o quantomeno alternativo a quello dominante. In Brasile la situazione è questa: nel giorno del suo insediamento Jair Bolsonaro ha dichiarato che avrebbe liberato il suo Paese dal socialismo e le azioni dell’esecutivo stanno procedendo in quel verso, a discapito di tutti i rischi che ne conseguono. Ma il discorso, al di là delle generalizzazioni e dei casi particolari, è un altro.

Il lavoro delle discipline umanistiche è fondamentale per la società di oggi: permettono di orientarsi all’interno di un presente sempre più globalizzato e meno provinciale o locale e al tempo stesso di poter controllare le innovazioni e destreggiarsi sulle questioni etiche che, per quanto rare, diventano spesso oggetto di dibattito sui giornali, nelle stanze della politica o nei tribunali.

Filosofia e Sociologia non sono solo fucine per un futuro elettorato politico: sono l’unico strumento in grado di combattere contro il sopravvento del profitto al di là di ogni questione morale, nonostante sia una lotta difficile e ad armi impari; e la strumentalizzazione del consenso per i propri fini politici. In una parola, garantiscono la libertà. Diversi uomini politici, scienziati e ingegneri furono filosofi. L’una non esclude l’altra.

Per quanto ingegneria o medicina siano nobili professioni, la loro applicazione sarebbe nulla o fuori controllo se non ci fosse dietro una riflessione filosofica o sociologica: non è facile ragionare in questi termini, in un’epoca dove solo la competitività e la produzione importano, ma è necessario.

 La linea di Jair Bolsonaro potrebbe risultare vantaggiosa sul breve periodo, in particolare sul piano economico se l’obiettivo è l’azzeramento del debito pubblico verde-oro; ma non sul lungo periodo, in particolare per quel che riguarda la futura diminuzione di filosofi e sociologi: la lungimiranza politica non la si ottiene con la costruzione di infrastrutture e con nuovi chirurghi, ma intercettando i bisogni del popolo e proponendo soluzioni. Possibile, questo, solo collaborando a chi di umanità se ne intende: i filosofi e i sociologi.

Alessandro Soldà

Alessandro Soldà
Informazioni su Alessandro Soldà 44 Articoli
È nato a Valdagno (Vicenza) nel 1996; dopo la maturità classica al liceo Pigafetta di Vicenza, studia ora Filosofia all’Università degli studi di Trento. Si occupa di filosofia, politica e società.