“Il feto è una persona”: così l’Alabama limita l’aborto

La proposta di legge, lo Human Life Protection Act, è stata presentata da una donna: la repubblicana Terri Collins. Prevede fino a 10 anni di reclusione e una multa di circa quindicimila dollari per i medici che lo praticano. Proteste delll'opposizione.

In Alabama, Stati Uniti, da martedì prossimo abortire non sarà probabilmente più così facile, con i nuovi paletti della proposta di legge che in questi giorni si sta discutendo nelle camere del potere legislativo; oltre all’ok definitivo del Senato dello Stato, atteso proprio in settimana, manca solo la firma del governatore, la repubblicana Kay Ivey. Ma prima della sua attuazione concreta il testo potrebbe rischiare di essere posto all’esame della Corte Suprema.

Sulla scia della Georgia, che da questo gennaio ha vietato l’aborto dal momento in cui si rileva il primo battito cardiaco del nascituro tranne per casi eccezionali come stupro, incesto o pericolo di vita per la donna, ma al tempo stesso in netto contrasto con la legge approvata pochi mesi fa a New York, Montgomery ha scelto un orientamento spiccatamente conservatore in merito alle politiche famigliari.

Nonostante la discussione accesa che ha visto coinvolto il parlamento dello Stato, e nonostante le polemiche e l’opposizione suscitate dai Democratici, la legge, conosciuta come Human Life Protection Act, si avvia ad essere la più stringente in materia dopo la famosa sentenza Roe contro Wade del 1973 (che ha fatto giurisprudenza, consentendo la pratica dell’aborto negli Usa).

Il primo firmatario della proposta è una donna, la repubblicana Terri Collins, deputata della maggioranza nella camera bassa dell’Alabama; nel corso del dibattito non ha esitato a definire che il bambino che si trova nel ventre di una donna è anch’egli una persona. Come tale, riprendendo il testo che lei stessa ha presentato, dovrebbe avere i medesimi diritti delle altre e negargli la nascita significherebbe rinnegare tutti i passi in avanti che l’America ha compiuto nel corso dei secoli, dall’indipendenza dall’Impero britannico all’abolizione della schiavitù, passando per il processo di Norimberga.

Ci sono dei casi in cui si potrà interrompere la gravidanza: violenza, stupro, incesto o gravi rischi per la salute fisica di chi porta il bambino in grembo; diversamente, i medici, i diretti interessati dalla legge, potrebbero rischiare fino a dieci anni di reclusione e ad una sanzione pecuniaria di quindicimila dollari, mentre le donne non subiranno alcuna conseguenza penale o civile che sia. Ma questo non è che un emendamento che è stato proposto dagli stessi repubblicani, che se dovesse passare per la Collins pregiudicherebbe l’intero Act: verrebbe meno, a suo dire, il proposito originale della proposta, preservare la vita del nascituro.

Non sono mancate, come già detto, le proteste dei Democratici. Lapidaria Staci Fox, portavoce dei sostenitori di Planned Parenthood, la principale organizzazione abortista americana: “è una legge che condanna a morte le donne di questo Stato”, non garantendo la libertà di scelta di proseguire o meno una gravidanza. Un’affermazione che rispecchia una realtà ironica: perché proprio Terri Collins, pro-life per quanto riguarda la tematica dell’aborto, non si è mai risparmiata ad approvare leggi e proposte sulla pena capitale, ancora attiva in Alabama.

Paradossale fino a un certo punto: in America non è raro che associazioni o politici contro l’aborto siano a favore della sedia elettrica o dell’iniezione letale; c’è una spiegazione: il feto è una persona e come tale deve essere sottoposta alla legge e da questa difesa senza lasciarla al libero arbitrio dei privati cittadini; viceversa, la condanna a morte rientra perfettamente nel diritto perché è una delle punizioni che lo Stato può somministrare all’imputato dopo che questi si è macchiato volontariamente di un crimine delle cui conseguenze era ben conscio.

Se martedì prossimo la legge dovesse essere definitivamente approvata al Senato e il governatore Ivey firmarla per la promulgazione e l’applicazione,l’ostacolo che probabilmente lo Human Life Protection Act dovrà superare allora sarà la Corte Suprema degli Stati Uniti.

È un problema fino ad un certo punto: dei nove giudici che la compongono, cinque sono di nomina repubblicana, molti dei quali fortemente contrari all’abortoproprio per l’orientamento conservatore e a destra dei suoi componenti, potrebbe dichiarare la legge costituzionale anche a fronte delle pressioni delle associazioni e delle lobby pro-choice e degli altri quattro magistrati di area democratica. Questo grazie alla recente nomina di Donald Trump di due giudici, Brett Kavanaugh e Neil Gorsuch, entrambi cattolici; un ulteriore fattore decisivo potrebbe direttamente venire anche dalla stessa amministrazione Trump, da sempre schierata contro l’interruzione della gravidanza. E anch’essa repubblicana.

Alessandro Soldà

Alessandro Soldà
Informazioni su Alessandro Soldà 38 Articoli
È nato a Valdagno (Vicenza) nel 1996; dopo la maturità classica al liceo Pigafetta di Vicenza, studia ora Filosofia all’Università degli studi di Trento. Si occupa di filosofia, politica e società.