IRAN, IMPICCATA: UCCISE L’UOMO CHE TENTO’ DI STUPRARLA

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Quando è stato reso noto che l’esecuzione, fissata per il 30 settembre, non avrebbe avuto luogo, tutti hanno sperato in un atto di clemenza. Invece il peggio è stato solo rimandato. Ieri la madre della giovane, una nota attrice di tetaro iraniana, ha ricevuto il permesso di vedere la figlia per un’ora, un segnale che l’impiccagione sarebbe stata imminente. “L’ho abbracciata per l’ultima volta – ha detto la donna nell’ultimo appello ieri sera – intervenite al più presto, fate qualcosa per salvare la vita di mia figlia”.

Reyhaneh Jabbari, la ventiseienne iraniana arredatrice d’interni condannata a morte per l’uccisione di Morteza Abdolali Sarbandi, un ex dipendente dell’intelligence iraniana che aveva tentato di stuprarla, è stata impiccata a mezzanotte. All’esecuzione erano presenti i genitori di Reyhaneh, la vedova e il figlio di Sarbandi, che secondo le fonti ha tolto lo sgabello da sotto i piedi della ragazza.

Il relatore dell’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu aveva denunciato che il processo del 2009 era stato viziato da molte irregolarità e non aveva tenuto conto del fatto che si era trattato di legittima difesa di fronte a un tentativo di stupro. Secondo la giustizia iraniana invece Reyhaneh “aveva acquistato un coltello da cucina due giorni prima dell’omicidio” e l’ha usato per uccidere.

Aveva solo 19 anni, Reyhaneh Jabbari, quando è stata arrestata e rinchiusa nel carcere di Teheran. Morteza Abdolali Sarbandi l’avrebbe attirata nel suo appartamento con la scusa di offrirle un incarico e poi avrebbe tentato di abusare di lei.

Il perdono della famiglia della vittima avrebbe salvato Reyhaneh dalla forca, ma il figlio dell’uomo ha chiesto che la donna negasse di aver subito un tentativo di stupro e lei si è sempre rifiutata di farlo. A nulla è valsa la campagna internazionale lanciata per salvare la giovane su Facebook e Twitter, né gli appelli che la madre, Sholeh Pakravan, ha affidato ad Aki-Adnkrons International. Numerosi anche gli appelli da parte di Papa Francesco e di Amnesty International.

Oggi, la pagina Facebook della campagna per salvare la giovane arredatrice d’interni ha pubblicato la scritta «Riposa in pace».

Immediate le reazioni internazionali, con l’Italia in prima fila. Un minuto di silenzio è stato osservato alla Leopolda a Firenze, dove è in corso il convegno organizzato dal premier Matteo Renzi. “L’uccisione di Reyhaneh è un dolore profondissimo”, ha detto il ministro degli Esteri Federica Mogherini. “Abbiamo sperato tutti che la mobilitazione internazionale potesse salvare la vita di una ragazza che invece è vittima due volte, prima del suo stupratore poi di un sistema che non ha ascoltato i tanti appelli”, ha osservato il ministro.

Un tragico evento al quale è seguita una tragica sentenza, la condannata a morte, che ha scosso la vita normale e agiata della famiglia di Reyhaneh e ha sollevato le proteste dell’opinione pubblica mondiale.

Mia figlia con la febbre ha ballato sulla forca”, ha detto la madre subito dopo l’esecuzione.

Marianna Di Piazza

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