ISRAELE OTTIMO ALLIEVO DEGLI USA, IL PAPA SI PRONUNCIA: BASTERÀ SOLTANTO FERMARE L’ODIO?

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Le esternazioni di ieri mattina, a cura di Papa Bergoglio, hanno avuto un risalto moderato. Niente di eclatante. Sembrava quasi che il fin troppo aduso rito del parere dovesse affievolirsi come in analoghe circostanze di repertorio. Forse perché poco importa all’opinione pubblica e al sistema prezzolato dell’informazione contemporanei che un’autorità ecclesiale di rilievo si esprima sulle circostanze di una guerriglia ideologico-religiosa. Tanto più che lo faccia l’ereditiere dello status clericale e spirituale di San Pietro. Quindi da Primario della Chiesa Cristiano Cattolica, Vescovo di Roma. Eppure aleggia il dubbio che con alta probabilità siamo noi ad averci capito il resto di nulla.

Sì, poiché evidentemente all’assetto giornalistico nostrano appassiona maggiormente lustrare l’impatto emotivo che la notizia possa lasciare. Quello che, per intenderci, non resti impigliato nella gloria di un’esclusiva ribalta quotidiana, smarrendosi poi nella corta memoria di fine giornata, ma che sia d’effetto ed aiuti a riflettere nel lungo periodo. Plausibile dunque che quel “Si fermi l’odio!” abbia scandagliato le curiosità di fedeli e laici, non tagliando però il traguardo dell’originalità. Ossia non solcando quel limes flebile e sottile che scinde l’eccezionale dall’ordinario e determina la validità e l’efficacia di un annuncio.

Ipotizzabile inoltre che un’ulteriore chiave di lettura abbia ragion di esistere. Le ostilità a Gaza fra Israele e Palestina ostentano una continuità oramai pluridecennale e pare che si avvino ad una costanza perenne, a fronte dell’insistente ingerenza di organizzazioni internazionali e di élite egemoniche.

Quest’estate i conflitti si sono altresì acuiti, scatenando l’indignazione diffusa di alcune personalità di spicco del panorama sociopolitico mondiale. Non avrebbe potuto omettere giudizio Papa Francesco appunto, che agli inizi dello scorso giugno ha contribuito all’incontro tra il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen con un’iniziativa singolare e al tempo stesso apparentemente distensiva. La piantagione di un ulivo, quale emblema di distensione di rapporti storicamente in frizione. Oltre il simbolismo e gli encomiabili tentativi, adesso si è passati alla partigianeria.

La pomposa retorica a buon mercato degli appelli da “onori di cronaca” lascia adesso spazio all’incredulità. Per non aver preso una posizione che fosse netta e trasparente in questi sei mesi di sterminio israeliano nei riguardi del Popolo palestinese.

Per non aver condannato – da uomo, ancor prima che da Vicario di Cristo – la bramosa rincorsa al potere e ai profitti degli Stati Uniti e di chiunque abbia rincarato la dose degli armamenti di Israele, sulla falsa riga degli USA e per assoggettarsi ad essi tramite un vile servilismo politico, economico-finanziario, strategico-militare e commerciale. Per non essersi reso conto che, in anni antecedenti, i suoi predecessori siano stati dediti all’immobilismo e talvolta all’osannare ambigue figure –  Papa Wojtyla, nell’ottobre 1978, tessé lodi a favore dell’elezione a Presidente americano del neoliberista Ronald Reagan -, piuttosto che all’inquisizione morale di talune condotte nei riguardi del Vicino e Medio Oriente. Per non aver rigettato al mittente gli ipocriti incontri diplomatici con i principali artefici e fomentatori di certe dispute sanguinarie, Obama su tutti. Per non aver avuto la forza (o il coraggio) di sottolineare che in assenza di un esercito, di un’aviazione e di un’armata, come nel caso della Palestina, non si può parlare soltanto di combattimento impari, ma di truce genocidio.

Una spiegazione andrebbe addotta anche per disaminare la non corrispondenza del dolore difronte alle morti. Per i vate della stampa nostrana ed internazionale, migliaia di dipartite anime (palestinesi) non destano scalpore per la consistenza del numero e per i moventi dei decessi, ma sono una conseguenza dell’eversione di Hamas e della sua battaglia, di cui però nessuno dei fantocci assoldati dai potenti ha colto i punti salienti – lotta per la salvaguardia dell’identità e della storicità palestinesi nella Striscia. Opportuno invece pilotare menti e coscienze alla plastificata convinzione che sette decine di israeliani uccisi diventino vittime di congetture ideologiche degli adepti dei movimenti di ribellione, considerati gli aguzzini della pace globale. Bastasse che “si fermi l’odio“, saremmo già alle strette di mano.

Alex Angelo D’Addio

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