Italia e Argentina: l’obiettivo è la povertà

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La povertà? Non è mica un problema per i giornalisti del quotidiano torinese di De Benedetti-Elkann. Non è un problema in Italia dove l’indice di povertà, grazie alle politiche di Monti-Letta-Renzi, è salito al 12,7% (nella Repubblica Ceca, tanto per fare un confronto, è al 5,7%). E non è un problema in Argentina dove un anno di presidenza Macri – sostenuto, guarda caso, anche dal quotidiano torinese espressione dei voleri americani – ha portato all’aumento dei poveri: 1milione e mezzo in più, splendido risultato. Ma anche la classe media sta pagando, a carissimo prezzo, la scelta di votare contro il peronismo. Le bollette della luce sono aumentate del mille per cento ma ora, spiegano alla Busiarda, il governo argentino filorenziano ha deciso di mettere un tetto agli aumenti: non più del 400%. Praticamente un regalo. Tutta l’economia argentina sta scontando gli errori di Macri. Sostenuto da Washington perché, invece di occuparsi degli argentini, si è subito messo a fare i compiti a casa, utilizzando le risorse argentine per pagare le banche americane. Il popolo può aspettare. Che cosa, non si sa. Però deve aspettare. Magari la carità di qualche organizzazione straniera che porterà cibo spazzatura nelle periferie di Buenos Aires. E allora non è un caso la sintonia tra Macri ed il bugiardissimo. Ci fosse ancora Monti il rapporto sarebbe ancora migliore. Tutti impegnati nel creare la povertà assoluta nella popolazione. Serve un popolo di disperati, disposti ad accettare qualsiasi imposizione e qualsiasi sopruso. Magari si potranno organizzare dei viaggi di migranti africani verso l’Argentina, per popolare la Patagonia come si sta facendo sulle montagne italiane. Nuovi schiavi da spostare da un continente all’altro, per cancellare ogni identità ed ogni speranza. E per preparare gli argentini al peggio, la luce nelle case arriva quando arriva, nonostante i rincari. E l’acqua pure. In compenso l’Ocse boccia l’Italia del bugiardissimo per le politiche sulla famiglia, sugli asili, sulle pensioni. Perché la bassa natalità italiana si spiega anche con il 36°posto, su 41, nella classifica delle politiche di sostegno alla famiglia. E così, nel complesso, ci ritroviamo in trentaduesima posizione su 41. Davanti a noi anche gli altri europei del Sud come Spagna e Portogallo, ma anche Malta e Slovacchia, Polonia e Slovenia, Francia ed Islanda, Irlanda e Lettonia. Certo, la Grecia resta alle nostre spalle e resta ultima. Quella Grecia che ha accettato le politiche imposte dalla Troika. Con risultati non proprio esaltanti