La crisi italiana gestita da Washington? Mike Pompeo incombe

Quello che si sta prospettando come un madornale errore da parte di Salvini, pone soprattutto un interrogativo: chi ha (mal) consigliato il leader leghista? 

E subito dopo arriva, inevitabile, la seconda domanda: come esce dal cul de sac? Qualcuno, non necessariamente complottista, arriva con la terza domanda che, in fondo, racchiude le altre due: qual è stato e qual è il ruolo di Mike Pompeo?

Già, il segretario di Stato Usa, in pratica il ministro degli Esteri del Paese nordamericano che continua a determinare la politica italiana. È Pompeo a cercare di ricucire il rapporto tra Lega e Movimento 5 Stelle che aveva garantito l’obbedienza di Roma ai voleri di Trump e la dipendenza dagli interessi Usa nonostante i tentativi di apertura verso Mosca e Pechino? 

In realtà per trovare qualche partito italiano non asservito agli interessi di Washington bisogna arrivare sino ai comunisti di Marco Rizzo. Tutti gli altri sono perfettamente allineati alla politica nordamericana. Dunque gli Usa non hanno nulla da temere sotto questo aspetto. 

Però non si accontentano. E vogliono un’Italia come colonia americana per impedire che si saldi un’alleanza europea in grado di essere concorrenziale nei confronti degli Usa. Un’Europa che guardi verso Est, in una alleanza euroasiatica che non dimentichi l’Africa. Al momento i migliori alleati di Trump non sono gli inglesi di Boris Johnson ma proprio i francesi di Micron ed i tedeschi di Merkel che, con la loro politica di rapina nei confronti degli altri Paesi europei e con la scemenza assoluta dell’austerità hanno reso odiosa l’Unione europea.

Però l’Italia resta fondamentale, sia nei rapporti con l’Europa sia per il ruolo nel Mediterraneo. Ed anche la totale mancanza di iniziative da parte di Trenta e Moavero rappresenta una scelta di campo. 

Bisognerà ora vedere quanto potrà piacere a Pompeo una politica italiana fatta di macelleria sociale sul solco di Monti e Fornero, riproposta da Fico e Renzi. Con immigrazione senza freni, con una patrimoniale, con la definitiva cancellazione del ceto medio. La prospettiva di un’Italia come Il Bangladesh sicuramente piacerà a Parigi, meno a Berlino che perderà un importante mercato di sbocco. È vero che le industrie tedesche potranno acquistare componenti italiane a prezzo di saldo, grazie alla crescita dello sfruttamento, ma la Germania è in grave difficoltà sul fronte delle esportazioni e perdere il mercato italiano potrebbe non essere una grande idea.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 384 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".