LA MISTERIOSA CONVERSIONE DI KHALID SHEIKH MUHAMMAD

0
19

No alla violenza”. Questo è quanto si evince dal manifesto di 36 pagine che Khalid Shiekh Muhammad ha presentato alla corte e che è stato pubblicato dall’Huffington Post, quotidiano americano on-line. Ksm, così è conosciuto negli ambienti dell’intelligence Usa, si è più volte definito la mente dell’11 settembre 2001, ammettendo il proprio coinvolgimento nell’attacco “dalla A alla Z”, nel corso di un’udienza a porte chiuse. Arrestato nel marzo del 2003 e detenuto nel campo di prigionia di Guantanamo Bay a Cuba, si trova al centro di un processo militare alla fine del quale potrebbe essere condannato alla pena capitale.

Nel manifesto del 31 ottobre scorso Muhammad ha affermato di voler proseguire nella conversione alla religione islamica ma senza fare uso della violenza: “L’uso della forza per convertire chi non è di religione islamica è sbagliato: ed è il Corano a vietarla”. Da quando, durante i primi interrogatori affermava che il grande dovere religioso è combattere gli infedeli, Ksm ha cambiato radicalmente la sua mentalità. L’ideatore di molti complotti terroristici degli ultimi venti anni ora è convinto che la conversione possa essere perseguita con la riflessione teleologica e non più con la violenza, come è stato nel caso di uno degli attentati più crudeli nella storia, quello dell’11 settembre, costato la vita a oltre duemila civili.

Questo cambiamento di vedute ha disorientato l’opinione pubblica mondiale che ha sempre dipinto Ksm come un carnefice senza scrupoli. Cosa potrebbe quindi esserci dietro questa radicale metamorfosi? Durante i dieci anni di detenzione a Guantanamo, lo Human Rights Watch e lo stesso Muhammad hanno denunciato le torture alle quali il detenuto è stato sottoposto. Il fatto è stato confermato anche dal Direttore della CIA il quale dichiarò che Ksm è stato più volte torturato con la tecnica del waterbording; solamente dopo la “tortura dell’acqua”, il cui uso prolungato può portare alla morte per asfissia, ha incominciato a collaborare. Oltre ai danni fisici, la pratica dell’annegamento simulato induce anche danni psicologici nella maggior parte della volte irreversibili.

“La verità non può mai essere raggiunta con i muscoli e con l’uso della forza, ma ricorrendo alla ragione e alla saggezza”. Queste parole, dette da uno degli esponenti più influenti dell’organizzazione di Al Qaeda, possono essere state influenzate anche dalla situazione critica in cui si trova: nel caso in cui fosse riconosciuto definitivamente colpevole lo aspetterebbe la pena di morte.

“Possa Allah guidarvi sulla strada giusta, fare buone azioni e salvarvi dal male”: è questa la conclusione del manifesto di Khalid Shiekh Muhammad, il principale architetto dell’11 settembre che, reprimendo l’odio nei confronti dell’occidente, afferma: “No alla violenza”.

Marianna Di Piazza

Comments

comments