LA REPUBBLICA TUNISINA AL VOTO: LA SFIDA DELLE PRESIDENZIALI

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Tunisi  – Domenica 23 Novembre 2014, dalle ore 8.00 alle ore 18.00 i cittadini tunisini sono stati chiamati a votare il loro presidente a suffragio universale per la prima volta.

Dalla Rivoluzione dei Gelsomini nel 2011, che ha portato alla caduta del dittatore Zine el-Abidine Ben Ali, la Tunisia ha affrontato numerose sfide nel passaggio dal regime autoritario di Ben Ali alla democrazia, quali la stesura della nuova Costituzione del 2014, le elezioni legislative di Ottobre e le nuove elezioni presidenziali di questi giorni.

Queste sono solo però alcune delle principali tappe formali di un processo di transizione che si sta giocando nelle strade, nei suq, tra la gente, nelle piazze come nelle commissioni parlamentari, e che ha coinvolto la partecipazione di tanti e tante tunisini/e per la ricomposizione del loro nuovo scenario politico.

Una partecipazione che ha coinvolto strettamente anche i/le tunisini/e all’estero chiamati a dare il loro voto anche da altri paesi .

L’importanza di queste elezioni sta nel ruolo del Presidente sancito dalla Costituzione da poco approvata: il potere esecutivo è diviso, difatti, tra il Governo, presieduto dal Primo Ministro e il Presidente della Repubblica, all’interno di una previsione normativa di un esecutivo dualista, in grado secondo l’Assemblea Costituente di bilanciare le spinte estremiste delle varie fazioni che concorrono nel Paese, la cui forma di governo può essere, quindi, definita una sorta di Repubblica Semi-Presidenziale.

In attesa dei risultati definitivi che sono previsti per il 26 Novembre i primi sondaggi, diffusi dalla televisione di stato, per la prima volta gli exit poll sono ammessi alla chiusura dei seggi, confermano la vittoria di Beji Caid Essebsi, 87 anni, più volte ministro sotto Habib Bourguiba prima di Ben Ali, e del suo partito, il laico Nidaa Tounes, uscito vincitore dalle scorse elezioni legislative, mentre il presidente uscente (eletto ad interim dall’Assemblea Costituente dopo i moti rivoluzionari) Moncef Marzouki del partito Congresso per la Repubblica (Cpr), una delle parti storiche della rivolta del 2011 in stretta opposizione al regime di Ben Ali, si attesta al secondo posto.

Nello specifico secondo quanto afferma l’Istituto di Ricerca tunisino, 3C Etudes, Essebsi è al primo posto con il 47,8% dei voti staccando di molto Marzouki, che si fermerebbe al 26,9%. Il candidato Hammami del Fronte Popolare è al terzo posto con il 10% dei voti, seguito da Riahi con il 5% e da Mohamed Hachemi Hamdi della Corrente dell’amore (Al- Mahaba) con il 3%.

Stando agli exit poll realizzati da Sigma Conseil, Essebsi sarebbe in testa con il 42,7% dei voti, con uno stacco del 10,1% da Marzouki che registra il 32,6% dei voti e con Hamma Hammami al 9,5% e Slim Riahi al 6,7%.

Nel caso non si raggiunga la maggioranza assoluta, com’è probabile secondo quanto riferiscono i primi exit poll, è previsto per il 28 Dicembre il ballottaggio e sarà di fondamentale importanza capire se e come il Partito della Rinascita, Ennahda, si muoverà, appoggiando o meno un canditato.

Per le presidenziali la strategia d’azione di Ennahda, dopo la bruciante sconfitta alle legislative, è stata quella di non presentare nessun candidato e di non appoggiare formalmente nessuno dei 22 candidati in gara, ma il peso politico di questo schieramento arrivato comunque al secondo posto alle scorse elezioni, e il forte sostegno popolare di cui gode, fanno sì che le sue decisioni potrebbero essere l’ago della bilancia decisivo di queste elezioni.

Anna Maurizi

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