La Royal Navy sta morendo tra scandali, inefficienze e tagli al settore

La Royal Navy, di Sua Maestà di Inghilterra, sta affrontando una gravissima crisi che oltre a lederle fortemente l’immagine comporta, inoltre, una forte riduzione di operatività e peso. Iniziando dagli scandali sessuali ed uso di droga a bordo del sommergibile nucleare HMS Vigilant, passando per le difficoltà e gli enormi costi per la portaerei HMS Queen Elizabeth, per concludere, infine, con la possibilità di radiazione dei missili nucleari Trident D5 che metterebbe fine alla capacità di deterrenza britannica.

Grande clamore fece la scoperta ad un test antidroga a sorpresa a bordo del sommergibile nucleare che ben 11 marinai ne facevano uso (circa un 10%), aggravando il già presente problema all’interno della forza armata di Londra che tra il 2007 ed oggi ha espulso circa 100 uomini per abuso di sostanze stupefacenti in servizio.  A questo si devono aggiungere le relazioni extraconiugali tra il comandante ed il vice comandante con delle ufficiali sottoposte nei periodi di navigazione.

La tanto acclamata nuova portaerei britannica, che con la sua grande stazza avrebbe dovuto rilanciare le capacità operative e di proiezione di Sua Maestà, si sta invece rivelando un costosissimo flop. Infatti, fin dalla sua progettazione erano emersi problemi con i software che utilizzando i comuni Windows XP erano facilmente hackerabili, ma, come se non bastasse, la nave dopo i primi cicli di prova dovrà tornare ai cantieri navali della Bae Systems, in quanto a causa di errori nella fase di costruzione ogni ora la nave imbarca circa 200 litri d’acqua. Provocando l’ira dei contribuenti britannici che solo per questa unità hanno sborsato 4.3 bilioni di Sterline, ed altrettanti verranno spesi pe la gemella HMS Prince of Wales.

Il Regno Unito, per quanto ridimensionato, non ha mai perso la sua volontà di esercitare la sua funzione di grande potenza globale, ma a causa delle sempre maggiori ristrettezze economiche il Governo di Londra si trova nella difficile posizione di dover valutare l’opzione di radiare i missili Trident D5. Questi missili costituiscono l’unico strumento della deterrenza nucleare britannica, presenti in sedici unità a bordo di ognuno dei quattro sommergibili della classe Vanguard. Infatti un aggiornamento di questo sistema d’arma comporterebbe la mancanza di fondi per il pagamento dei salari al personale. Il dilemma è molto grave: la scelta è tra segnare la fine di un’epoca di potenza oppure ridurre ulteriormente le forze convenzionali, già pesantemente ridimensionate, per lasciare in vita la componente nucleare.

Stefano Peverati

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Classe 1994, laureato in Scienze Internazionali Diplomatiche presso Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Campus di Forlì.