In Svezia “vince” la Destra. La coalizione di centrodestra guidata dal Partito Moderato e i Democratici Svedesi, formazione di estrema destra, hanno raggiunto la maggioranza dei consensi. Certo, ora bisognerà trovare un’intesa per formare il governo, ma è evidente che il mito della sinistra scandinava è stato incrinato.

In attesa della sfida particolarmente insidiosa delle elezioni europee che si terranno nel mese di maggio 2019, possiamo dunque osservare una situazione politica nord-europea burrascosa, la quale pare essere stata particolarmente scombussolata dai flussi migratori degli ultimi anni. All’inizio del 2017 la popolazione immigrata o di origine straniera residente in Svezia ammontava a circa il 24,1% del totale degli abitanti (dopo l’implementazione delle politiche di accoglienza spinta attuate dai socialdemocratici al governo), in Finlandia era il 6,8% (si noti, oltre alla percentuale molto più bassa di quella svedese, la grande presenza di migranti di origine europea), in Danimarca il 9,5%.

Percentuali molto diverse fra loro, con la Svezia al primo posto con grande distacco dalle altre due nazioni scandinave che abbiamo confrontato: eppure, l’effetto politico della crisi migratoria si è avvertito anche là dove era molto più “scarsa” la presenza di rifugiati e di immigrati economici (e le persone presenti irregolarmente sul territorio erano pressoché trascurabili).

Le elezioni parlamentari danesi del 2015 hanno visto emergere, seppure di poco, la coalizione di centro-destra in una nazione tradizionalmente legata al modello socialdemocratico: l’accordo ha consentito di portare a casa ben 53 su 179 seggi, ma con l’appoggio esterno della formazione di estrema destra denominata Partito del Popolo danese ed un altro movimento minore, che hanno aggiunto 38 seggi ai precedenti, portando in maggioranza Lars Løkke Rasmussen, leader del partito liberal-nazionale Venstre, sul filo del rasoio.

In Finlandia, alle parlamentari dello stesso anno, trionfa il Partito di Centro, che verrà poi supportato da una più larga coalizione, di cui fanno parte anche il Partito di Coalizione Nazionale e Riforma Blu: quelle elezioni hanno segnato una svolta epocale, poiché la vecchia maggioranza di sinistra divenne opposizione, per la prima volta in ben 36 anni. La Norvegia pochi mesi fa, nel settembre 2017, ha visto la conferma di Erna Solberg, leader del Partito Conservatore e dei suoi alleati di destra, a seguito della già schiacciante vittoria del 2013, dopo ben 2 legislature del centro-sinistra.

Ai risultati delle elezioni politiche dei vari Paesi, dovremmo poi aggiungere il sorprendente risultato ottenuto dal Partito Popolare Danese, alle Europee del 2014; potremmo nuovamente citare il risultato della Finlandia, dove trionfarono comunque i vari gruppi del centro-destra e della destra classica. Tuttavia, in Svezia il risultato  fu molto “diverso”, non in linea con quelli poc’anzi menzionati: si confermavano in vantaggio ancora una volta i socialisti e i loro alleati di sinistra.

Se, infatti, le suddette nazioni scandinave – fatta eccezione per la Svezia – hanno assistito svariate volte nella storia ad una certa alternanza ed a vittorie, seppure talvolta rare, del centro-destra, la culla della socialdemocrazia nordica è stata nella storia sempre più bendisposta a sostenere l’ormai “museale” (per storia e tradizione) Partito Socialdemocratico Svedese. Ma ora qualcosa  si è rotto: il meccanismo non funziona più o, forse, più semplicemente, anche in Svezia l’aria è cambiata.

Con l’arrivo esponenziale di rifugiati politici dal Medio Oriente e dall’Africa, la nascita di no go zones nelle città principali (Stoccolma, Malmö), nonché le crescenti difficoltà nella integrazione della popolazione immigrata, gli svedesi non hanno più riconosciuto nella classe politica un tempo dominante e maggioritaria la risposta organizzata e tranquilla ai fenomeni epocali che il continente europeo si trova ad affrontare: molti hanno assistito, quasi impotenti, a cambiamenti numericamente e culturalmente sconvolgenti nell’arco di pochi anni. Da qui, le enormi difficoltà si sono trasformate in un boomerang per le politiche dei socialisti ed hanno finito per produrre il risultato di questa consultazione elettorale, preventivato dai sondaggi.

In quest’ottica, a trarre il maggiore vantaggio sono i Democratici Svedesi (SD), formazione di destra estrema, che seguono il trend di crescita che appare ormai consolidato. La coalizione di centro-destra (composta da centristi, liberali, popolari e cristiani) si attesta da sola intorno al 40%, senza l’apporto dell’SD.

Probabilmente, la sinistra dovrà farsi da parte perché ormai minoritaria, sebbene la coalizione posso comunque raggiungere una percentuale simile a quella del centrodestra includendo socialdemocraticiverdi e i movimenti femministi. Ciò che fa maggiormente pensare è che nel passato il Partito Socialdemocratico arrivava da solo al 50% (nel 1968 come nel 1994). Oggi ottiene sì e no il 25%.

Giulio Sindaco