LE DUE COOPERANTI E LA LORO MISSIONE COMPIUTA

3
45

«Missione compiuta» dovrebbero aver detto Vanessa Marzullo e Greta Ramelli a Roberto Andervill, il capo di «Horryaty», l’Onlus di cui sono, salvo novità, gli unici componenti. Già: l’obiettivo che i tre si proponevano era quello di dare aiuto alla rivolta anti-Assad, in particolare alla frazione «al Nusra», composta da qaedisti, cui una studentessa del primo o secondo anno di mediazione linguistica (presumibilmente nell’Istituto Universitario in Scienze della Mediazione Linguistica di Varese. Il corso di laurea accorpa, a Milano i dipartimenti di scienze della mediazione linguistica e di studi interculturali più altri solo associati: insomma una fuffa che produce gente destinata alla disoccupazione), una studentessa del primo o secondo anno di scienze infermieristiche e un fabbro di 46 anni con la passione della kefiah palestinese. Una scelta di campo inequivocabile, quest’ultima.

L’operazione è riuscita, infatti: quale miglior aiuto di quello fornito dallo stato italiano? Ieri, su ItaliaOggi, abbiamo mostrato quante incongruenze ci siano nella ricostruzione del rapimento di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. E sul misterioso ruolo di Roberto Andervill.Oggi onoriamo il noto detto del gesuita padre Ennio Pintacuda: «Il sospetto è l’anticamera della verità». Quindi, mettiamo in fila sospetti e indizi che potrebbero definire la patologia con la quale abbiamo a che fare.

Dunque, il giorno prima che se ne avesse notizia ufficiale, tale Mohammed Yaser Tayeb posta su Facebook la notizia del rapimento e riceve la telefonata di una certa Titti che lo invita a levare il post. La nota Ansa che annuncia la «cattura» viene battuta il 6 agosto alle 17.14, un giorno dopo. Come poteva sapere Tayeb del rapimento? A meno che, come i pesci che entrano nella rete, le nostre fanciulle non fossero sin dall’inizio della loro avventura destinate a «portare aiuto» alla frazione qaedista «al Nusra». E quale migliore aiuto dei 12 milioni in euro o in rifornimenti, anche militari, ottenuti?

Insomma, un’operazione concordata sin dall’inizio perché avesse l’evoluzione che poi ha avuto. Il complesso delle informazioni di cui disponiamo, con i buchi presenti nella ricostruzione, inducono a ritenere attendibile questa ipotesi. La mancanza di chiarezza sul primo viaggio e sulla cosiddetta «guida» del secondo, fanno immaginare il peggio e cioè che qualcuno in Italia (Andervill? Tayeb?) fosse d’accordo con qualcun altro legato, proprio in Italia, ad «al Nusra».

L’ulteriore dubbio che la vicenda suggerisce riguarda il duo Ramelli&Marzullo: lo sapevano sin dall’inizio? Cioè, sapevano di essere lo specchietto per le allodole, destinate a un’operazione concordata? Alla domanda, per ora, non c’è risposta. E il cosiddetto e poco attendibile «rispetto» di cui avrebbero goduto tra i guerriglieri non è collegato al beneficio imminente?

C’è un altro aspetto delicato, ancora da scoprire: come mai, al loro arrivo a Roma, le ragazze non sono state accompagnate, come di norma, all’ospedale militare del Celio per un controllo delle loro condizioni di salute? All’evidenza stavano bene, non aveva perduto un grammo, a dispetto dei quasi sei mesi di prigionia in zona di guerra e di bombardamenti. Di quali protezioni hanno, perciò, goduto laggiù? E il dottor Capaldo, procuratore aggiunto di Roma ha approfondito questi aspetti della «missione»? In definitiva, è incontestabile che la «missione di soccorso» ai ribelli messa in piedi da Andervill, Ramelli e Marzullo ha avuto pieno successo: nelle tasche o nelle giberne dei militanti di al Nusra sono arrivati 12 milioni di euro o 12 milioni di rifornimenti, o, cosa più probabile, un po’ e un po’.

Di certo, se s’è trattato di armamenti, saranno stati di un livello migliore di quelli, scadenti, inviati ai «peshmerga».

Domenico Cacopardo su Italia Oggi

Comments

comments