Libia: manifestazioni contro l’Italia e contro Salvini

Per il secondo venerdì consecutivo diversi manifestanti si sono riversati nelle città libiche per protestare contro l’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Giuseppe Perrone, da loro accusato “di aver chiesto con insistenza il rinvio delle elezioni” e quindi di aver interferito in un paese sovrano.

Il parlamento “di Tobruk” ha definito il diplomatico “persona non grata”, ma va ricordato che l’accredito dei diplomatici spetta al governo “di Tripoli”, riconosciuto dalla comunità internazionale, e comunque Perrone ha in più occasioni smentito la cosa, fino ad una comunicazione ufficiale dell’ambasciata indirizzata alla camera dei rappresentanti di Tobruk in cui si legge che “l’ambasciatore ha ribadito che la data concernente le elezioni è di pertinenza dei libici e solo dei libici”.
Nonostante ciò a Tripoli e a Gianzur sono stati bruciati circa 40 tricolori, sebbene i manifestanti fossero solamente diverse dozzine. Tricolori bruciati anche ad Homs, al-Marsad, Zawyia, Sorman e Bengasi, con una partecipazione maggiore nella zona orientale del Paese, esclusa dalle recenti visite dei funzionari italiani. A Tripoli alcuni gruppi di persone hanno gridato “no all’Italia, no a Perrone”, sottolineando la volontà e il desiderio di elezioni secondo la data del 10 dicembre stabilita dalle parti libiche a Parigi lo scorso 29 maggio.

Il casus risale al 4 agosto, quando Perrone, intervistato da Libya’s Channel, aveva affermato che le elezioni dovevano tenersi solo dopo che fossero stabilite le giuste basi costituzionali e di sicurezza, nonché dopo che venisse raggiunta una reale riconciliazione nazionale. Al di là della condivisione o meno delle parole di Perrone, la protesta si è scagliata contro quella che da molti libici è stata vista come un’interferenza nella già delicata e frammentata politica del paese.

Giuseppe Perrone. (Foto Notizie Geopolitiche / VT).

Intervistato per Speciale Libia Yousef al-Gouri, capo di quella commissione Affari esteri e la cooperazione internazionale della Camera dei Rappresentanti (quindi “di Tobruk”) ha spiegato che “Come presidente della Commissione e a nome dei suoi membri, per la preoccupazione per gli interessi del nostro paese e la sua unità e le scelte della sua gente, abbiamo preso la decisione di denunciare le dichiarazioni rilasciate da Giuseppe Perrone, l’ambasciatore italiano in Libia, che ha chiesto il rinvio delle elezioni, con gravi conseguenze per gli interessi italiani nel nostro Paese”.
Al-Gouri ci tiene a sottolineare chenon abbiamo avuto fretta di rilasciare la dichiarazione, ma abbiamo aspettato che l’ambasciatore facesse marcia indietro e ritirasse ciò che aveva detto, ma non lo ha fatto. Le osservazioni dell’ambasciatore hanno causato una risposta popolare, che respinge le sue affermazioni”. Ha poi aggiunto che “il modo in cui l’ambasciatore ha scelto di parlare della questione libica è sbagliato. Ha parlato in modo provocatorio, in violazione delle norme diplomatiche. Come commissione Esteri vediamo l’intervento del signor Perroni come le parole di qualcuno che sta danneggiando il nostro paese e il percorso del dialogo politico. Per noi il rispetto della sovranità nazionale è una linea rossa che non può essere pregiudicata da alcun paese”.
Il presidente al-Gouri ha poi precisato chenon vogliamo che questa reazione venga interpretata come un attacco alla Repubblica italiana. Il nostro paese ama relazionarsi con l’Italia, nel rispetto reciproco. Siamo consapevoli della profondità delle relazioni e della loro importanza. La libia considera l’Italia il primo partner economico e il paese europeo più vicino”. “Vogliamo che il ministero degli Affari esteri italiano nomini un nuovo ambasciatore in sostituzione di Perrone, che abbia le qualità necessarie per questa fase politica e che consenta lo sviluppo di relazioni positive, che è ciò a cui aspiriamo”, ha aggiunto.

Il 7 agosto, Mohamed el-Sallak, portavoce ufficiale di Faiez al-Serraj, capo del Consiglio di Presidenza e del Governo di Accordo Nazionale, ha sottolineato che il corso e la data delle elezioni programmate in Libia sono una questione che appartiene solamente ai Libici, prendendo le distanze in maniera ferma dalle affermazioni dell’ambasciatore. El-Sallak ha sottolineato che al-Serraj e l’intero Consiglio presidenziale richiamano alla responsabilità tutte le parti libiche interessate alle elezioni ed in particolare quelle che si erano impegnate con l’accordo di Parigi, affinché rispettino i loro doveri costituzionali.

Vanessa Tomassini per Notizie Geopolitiche