L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI CRIMEA

0
36

Più di un interrogativo è stato lasciato aperto nelle ultime settimane su quella che viene definita la “crisi” di Crimea.  Per poter comprendere tuttavia la reale situazione che si sta sviluppando nella regione, in seguito all’entrata in campo di forze esterne di non discutibile importanza, come Russia e Stati Uniti, è necessario tracciare un, seppur breve, quadro storico e geopolitico della stessa Crimea.

La Crimea, dal punto di vista prettamente geografico, è una penisola situata sulla costa settentrionale del Mar Nero che, proprio a causa della sua posizione geografica, ne fa un porto di rilevante importanza strategica per il controllo delle rotte commerciali negli stati del Mediterraneo, e per la sicurezza militare di tutta l’area in questione.

Da sempre, al succedersi di imperi, stati e governi, si sono alternati in Crimea assetti politici e sociali sempre diversi: è stata al centro della “Via della Seta”, passando al controllo delle Repubbliche Marinare, è stata turcomanna, e, dopo un breve periodo di indipendenza, anche russa. L’hanno contesa i francesi, aiutati dal Regno di Sardegna, e solo nel 1921 diverrà una Repubblica autonoma, anche se per poco tempo. Durante la seconda guerra mondiale, all’arrivo dei tedeschi, i sovietici addirittura pensarono bene di far saltare in aria un’intera scogliera, con tanto di postazioni alleate, piuttosto che cederla al nemico.  Nel 1954, verrà donata alla Repubblica Socialista Sovietica dell’Ucraina da parte di Nikita Chruščёv, primo segretario del Partito comunista dell’Unione Sovietica, successore di Josif Stalin, in occasione del tricentenario del Trattato di Perejeslav.

Tenendo conto del brevissimo sunto storico, sarà più facile rendersi conto dell’importanza strategica territoriale che, da sempre, rappresenta la Crimea; appare altresì evidente come le recenti semplificazioni giornalistiche sull’avvenimento appaiono spesso fuorvianti.  Nei media ufficiali, infatti,  si parla di aggressione, invasione militare da parte della Russia, ed in particolare , di Vladimir Putin. In realtà, l’azione politica del Presidente Putin si posizione in un quadro strategico di indiscutibile rilevanza. Dopo le sospensioni degli accordi commerciali con l’UE da parte del Premier Yanukovich, nell’intero Paese è dilagato il caos: una vera e propria guerra civile, con fazioni paramilitari  che hanno provveduto, in brevissimo tempo, a prendere il controllo delle principali piazze, e dei più importanti edifici pubblici. La strumentalizzazione di tali forze armate appare quasi evidente: l’obbiettivo consisterebbe nell’abbattimento del governo legittimo del sopracitato Yanukovich, a favore di un governo incline ad una possibile alleanza commerciale, politica e militare con le forze del blocco atlantico.  Difatti, le primissime azioni del neo governo “collaborazionista” guidato da Yaseinuik sono state quelle di abolire il bilinguismo (in uno stato che conta oltre 10 milioni di cittadini russofoni) e arruolare militanti neonazisti, braccio armato della guerra civile, all’interno delle forze di polizia.

Questa escalation ha quasi costretto il Presidente Putin ad autorizzare l’ingresso di nuove truppe russe in Crimea, dato che in base a precedenti accordi da Russia e Ucraina (1992 -1997 – 2010), nella regione si trova già una rilevante flotta della marina russa, accompagnata da due Brigate e da un Battaglione delle forze terrestri.

La cruda realtà della situazione, quindi, impone la Federazione Russia di salvaguardare quell’equilibrio stabilitosi, da un esercito di paramilitari strumentalizzato ed impiegato unicamente per imprimere un cambio di governo più accondiscendente nei confronti dei Paesi atlantici.

Risulta altresì interessante analizzare gli interventi americani su tutta la vicenda.  Lo Zio Sam, infatti, si sarebbe fin dal principio schierato a favore della posizione europea, condannando fermamente le disdicevoli azioni della Federazione Russa e del suo Premier. Ma perché? Quali possono mai essere gli interessi militari, strategici, politici, di un Paese che si trova oltreoceano ? La risposta è spontanea, quanto più semplice.  Gli Stati Uniti, attraverso una possibile rinuncia da parte della Russia alla Crimea, riuscirebbero così a tagliare completamente fuori la Federazione dal Mediterraneo, garantendosi così una totale egemonia nel Mediterraneo, in quanto i Paesi bagnati da quest’ultimo, sono tutti loro alleati.

Andrea Gelich

Comments

comments