L’Italia abbandonata al suo destino: l’Ue divisa sul problema immigrazione

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migranti di Chris Mcgrath

È ormai qualche anno che il problema immigrazione si protrae e pesa sempre più sulle spalle dell’Italia e degli italiani, ma se fino a poco tempo fa si faceva affidamento all’imminente aiuto da parte degli altri Paesi dell’Unione Europea, dopo i risvolti degli ultimi giorni la situazione è cambiata.

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni alla conferenza Fao ha chiesto un aiuto concreto all’Ue prima che la situazione degeneri: attualmente ben l’86% dei migranti è accolto in Italia, secondo quanto riportato da El Pais online, ma i numeri potrebbero salire sempre di più, e se non ci sarà coesione e condivisione del problema la faccenda potrebbe arrivare a un punto ancora più critico.

A questo proposito, i Ministri degli Interni di Francia, Germania e Italia si sono incontrati il 2 luglio a Parigi per visionare misure attuabili come un piano di ricollocamento, la regolamentazione delle azioni e dei finanziamenti delle Ong e la possibilità di stanziare fondi alla Libia per il controllo delle coste e delle frontiere a sud.

In disaccordo con la possibilità di aprire nuove porte verso l’Occidente, Francia e Spagna escludono la possibilità di mettere a disposizione i porti di Barcellona e Marsiglia per lo sbarco di richiedenti asilo. Lascia a desiderare l’affermazione del neo-Presidente francese Emmanuel Macron che, a dispetto di quanto affermato durante la campagna elettorale per la Presidenza, ha ripiegato su un’idea della sua ex-avversaria Marine Le Pen per fronteggiare la questione. Ha ribadito, infatti, che “bisogna condurre in maniera coordinata in Europa un’azione efficace e umana che ci permetta di accogliere i rifugiati politici che corrono un rischio reale perché fa parte dei nostri valori, senza però confonderli con i migranti economici e senza abbandonare l’indispensabile mantenimento delle nostre frontiere”. Macron è disposto ad aiutare l’Italia, ma l’aiuto che offre non è sufficiente: l’80% dei migranti sono migranti economici e non sarà chiudendo loro le frontiere la soluzione al problema.

Parole pesanti, molto lontane dalla nuova Sinistra moderna e riformista a cui aveva preannunciato di aspirare. Tali affermazioni hanno sapore di ipocrisia, ma non solo di quella dei leader politici che pur continuando a sostenere un’Europa unita stanno cercando di salvaguardare in primis i loro Paesi. A colpire è soprattutto il comportamento della società perbenista che condanna i movimenti di Destra o cosiddetti “populisti” accusandoli di varcare il confine labile di idee troppo estreme e che, allo stesso tempo, le appoggia senza troppi scrupoli  quando presentate dal lato opposto della medaglia politica.

Anche l’Austria sembrava accodarsi a Francia e Spagna con l’affermazione di un imminente schieramento dell’esercito al Brennero se il flusso di migranti dal Mediterraneo non diminuirà, salvo rettificare dopo appena 24 ore spiegando che si è trattato di un “malinteso” dal momento che, a detta dello stesso Cancelliere austriaco Christian Kern, “nonostante l’aumento dei profughi in Italia non è cambiato il numero degli arrivi in Austria”.

L’accordo a tre preso a Parigi si riferisce anche al ruolo delle Ong alle quali si vorrebbe mettere limiti ad azioni e finanziamenti da spostare in Libia affinché controlli la costa e le frontiere a sud. A quanto detto dal portavoce Ayyoub Qasem, intervistato dall’Adnkronos, “le cosiddette Ong commetterebbero aperte violazioni alla sovranità marittima libica, oltre ad accusare ripetutamente e ingiustificatamente la Guardia costiera e gli apparati per la lotta alla migrazione illegale libici, ostacolando qualsiasi accordo con la parte europea che aiuti la parte libica nel far fronte al fenomeno”. D’altra parte però Forti, responsabile immigrazione per la Caritas italiana, e Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere Italia, sono preoccupati da questa prospettiva poiché la Guardia costiera libica è indagata dal Tribunale penale internazionale e sotto osservazione della Corte di giustizia europea per violazioni dei diritti umani.

Torto e ragione non sono sufficienti per stabilire la parte da cui schierarsi, bisognerebbe trovare un compromesso che aiutasse l’Europa a superare questa crisi e che allo stesso tempo non lasciasse allo sbando persone che hanno già sofferto troppo. Continuare con l’idea di un’Unione Europea forte e coesa si sta trasformando in un’utopia che non ci si può più permettere, adesso serve concretezza e decisioni reali con conseguenze tangibili.

di Ingrid Salvadori

[Photocredit: Chris Mcgrath]