L’Onu vuole inviare una squadra antirazzismo in Italia e in Austria

L’Alto Commissario per i Diritti Umani all’Onu Michelle Bachelet ha annunciato, questa mattina, che a breve verranno inviate due squadre di specialisti in Italia e in Austria per monitorare l’aumento degli episodi di violenza razziale, nei confronti degli immigrati e dei Rom; questa decisione arriva in seguito all’apertura odierna dei lavori del Consiglio dell’Onu da lei presieduto a Ginevra, ed è dovuta, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, al blocco navale nei confronti delle Ong che operavano nel Mar Mediterraneo imposto dall’attuale esecutivo, guidato da Giuseppe Conte. «Le conseguenze del divieto di attracco in Italia» motiva la Bachelet «sono devastanti: nonostante il calo dei migranti che tentano la traversata, il tasso di mortalità nei primi sei mesi, rispetto al passato, è aumentato».

La replica del frontman dell’attuale governo, il titolare del Viminale Matteo Salvini, non si è fatta attendere: «l’Onu è prevenuta nei confronti dell’Italia, noi non accettiamo lezioni. Prima di fare delle verifiche in casa nostra, pensi a quei Paesi dove la libertà individuale e la più basilare parità tra uomo e donna non sono rispettate». E in effetti, questa decisione, a pensarci bene, fa sorridere: l’Austria e l’Italia sono gli unici Paesi ad avere un governo a guida sovranista che di fronte all’immigrazione irregolare ha adottato una linea dura, chiudendo le proprie frontiere.

Puzza di ipocrisia la scelta della Bachelet: a fronte del conflitto sociale negli Stati Uniti tra bianchi e neri, della perversa misoginia in Arabia Saudita o, giusto per fare un altro esempio, dell’oppressione della Cina in Tibet, è l’Italia a non rispettare i diritti umani. O l’Austria. Ed è sempre lungo l’asse Roma-Vienna che avanzano inesorabili i cappucci bianchi del KKK. È un’esagerazione, ma dalle parole pronunciate da Michelle Bachelet pare che nell’Europa del Sud stia tornando la Svastica assieme alle Leggi Razziali: da parte dei due governi, però, non si sono visti decreti o azioni discriminatori; si può parlare, piuttosto, di un problema interno al Paese, cioè della presenza (qui, sì) di persone razziste e omofobe, e di aggressioni di stampo razziale o xenofobo.

Però anche in questo caso bisogna vedere quanti episodi del genere siano davvero etichettabili sotto questa luce, e quanti invece no. Un chiaro esempio: la saga fantascientifica dell’uovo fascista che ha colpito l’atleta italiana di origini africane Daisy Osakue. La stampa italiana, specie quella vicina al centro sinistra, ha urlato al razzismo e al pericolo dell’onda nera, e ha tenuto gli italiani col fiato sospeso per quasi una settimana, per sapere da chi fosse composta quella squadraccia suprematista che aveva compiuto il misfatto; ma tutto il clamore accumulato in quei pochi giorni si è poi dissolto nell’aria quando si è scoperto che uno dei pericolosi skinhead aggressori era figlio di un esponente locale del Partito Democratico. E che quel gesto, in realtà era, guarda caso, pura goliardia.

Durante l’estate italiana, che per il settimanale l’Espresso sarebbe stata all’insegna di svariate celebrazioni e rievocazioni del Ku Klux Klan sotto un ombrellone tricolore (pericoloso simbolo sovranista), ci sono stati dei casi di vero razzismo: pensiamo alla pastora etiope Agitu che nell’ultimo anno è stata più volte minacciata soltanto perché non è autoctona. Ma accanto a questa vicenda, ce ne sono state tante altre che di razzismo avevano solo la nomea, per cui in realtà le cose erano andate molto diversamente rispetto alle prime ricostruzioni o dichiarazioni.

E intanto sulla Libia si tace, si lascia la Cirenaica e la Tripolitania allo stato brado, alla lotta animale tra il governo, le forze regolari e i ribelli. Ma in fondo, la situazione libica è opera loro: bisognava esportare la democrazia e deporre Gheddafi. L’operazione Odyssey Dawn è stata proposta dalla Francia e dal Regno Unito, ma fu avvallata dall’Onu. L’enorme flusso di immigrazione irregolare proveniente dalla Libia, e l’apparizione casuale delle navi delle Ong, scoppia dopo il 2011, giusto per ricordarselo. Quindi, a pensarci bene, forse è meglio che non intervengano: c’è il rischio che la toppa sia peggiore del buco, visti i precedenti, e i risultati, delle operazioni di Peace Keeping. Caro Palazzo di Vetro, si potrebbe dire, fatti pure gli affari tuoi, ché di problemi ne hai già creati abbastanza. E, già che ci sei, stai alla larga anche dall’Italia.

Ora, alle minacce vedremo se seguiranno i fatti, le azioni. L’Onu, però, farebbe una più bella figura ad agire nello stesso modo anche verso altri Paesi (nonostante le Nazioni Unite stiano dando ancora una volta l’impressione di essere un ente sempre più inutile, ingombrante e dispendioso), oltre che nei confronti dei due anti-eroi della situazione. Ma stiamo parlando dello stesso ente che può vantare nella Commissione per i Diritti Umani la stessa Arabia Saudita, che solo da pochi giorni (e a precise condizioni) ha garantito alle donne la possibilità di conseguire la patente di guida. Quindi di una presa in giro.

Alessandro Soldà

Alessandro Soldà
Informazioni su Alessandro Soldà 23 Articoli
È nato a Valdagno (Vicenza) nel 1996; dopo la maturità classica al liceo Pigafetta di Vicenza, studia ora Filosofia all’Università degli studi di Trento. Si occupa di filosofia, politica e società.