UCRAINA: DONETSK UNA NUOVA CRIMEA

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La storia si ripete. Questa volta nel Donbass, Ucraina dell’Est. Carri armati e veicoli militari russi hanno varcato il confine e sono penetrati in territorio ucraino diretti verso Donetsk.

L’allarme è stato lanciato dal comandante delle forze Nato in Europa, Philip Breedlove. “Sono state viste colonne di equipaggiamenti, carri armati e sistemi di difesa aerea, oltre che artiglieria pesante e truppe da combattimento russe entrare in territorio ucraino”.

Mosca definisce “infondate” le accuse di Breedlove. “Dietro questo allarmismo a Bruxelles sulla presunta presenza delle forze armate russe in Ucraina non c’era e non c’è nessun fatto concreto”, ha affermato il portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov. Ma da Kiev il ministro della Difesa, Stefan Poltorak, ha annunciato: “Il nostro obiettivo principale è prepararsi a combattere”.

Lo scorso 7 aprile, centinaia di manifestanti filorussi hanno occupato il palazzo dell’amministrazione regionale e il municipio di Donetsk e hanno dichiarato la propria indipedenza dall’Ucraina, autoproclamandosi repubblica autonoma. Poco più di un mese dopo, insieme alla Repubblica Popolare di Lugansk, la Repubblica Popolare di Donetsk ha dato vita allo Stato federale della Nuova Russia.

Da quel momento la guerriglia tra Kiev e i leader delle milizie del Donbass non si è mai placata. Fondamentali per la popolazione sono stati gli aiuti umanitari provenienti da tutte le regioni della Russia.

Il 2 novembre nelle repubbliche di Donetsk e Lugansk hanno avuto luogo le elezioni alle quali hanno partecipato oltre due milioni di persone. Mosca ha sottolineato che rispetta la scelta degli abitanti del Donbass. Kiev invece non ha riconosciuto questa espressione della volontà della popolazione di Donetsk e Lugansk.

Ieri, il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha comunicato alla Cancelliera Angela Merkel che l’arrivo di nuove armi e militari dalla Russia è la prova che i separatisti hanno abbandonato l’accordo per il cessate il fuoco sottoscritto a Minsk lo scorso 5 settembre.

Merkel ha assicurato a Poroshenko che la crisi in Ucraina sarà il tema principale di discussione al G20 di Brisbane, in Australia, a cui, questo fine settimana, prenderà parte anche il presidente russo Vladimir Putin.

“Siamo profondamente preoccupati per la possibilità di un ritorno di combattimenti su larga scala”, ha affermato l’assistente segretario generale Onu Jens Anders Toyberg-Frandzen nel corso di una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, richiesta dagli Stati Uniti.

Oltre 930mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case per i combattimenti, mentre l’Onu ha avvertito che “il numero potrebbe aumentare in modo esponenziale”, con un’escalation delle violenze. “In alternativa, il conflitto può cuocere a fuoco lento così per mesi, con sporadiche battaglie di basso livello, segnate da periodi di aumenti di ostilità e vittime”, ha spiegato ancora Toyberg-Frandzen. In entrambi i casi si tratta di una “catastrofe per l’Ucraina”, ha aggiunto.

Nelle ultime 24 ore nell’est ucraino sono morti 4 soldati ucraini ed altri 18 sono rimasti feriti. Lo riferisce il comando delle operazioni militari del governo di Kiev contro i separatisti filorussi.

Nel Donbass si sta ripetendo quanto già accaduto in Crimea. E questo è solo l’inizio.

Marianna Di Piazza

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