MA A NOI COSA IMPORTA DI HOLLANDE?

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Anno nuovo, usanze vecchie. Il nuovo anno è ricominciato con i soliti depositari dell’informazione che si cimentano più nel gossip rosa piuttosto che nell’evidenziare le vere ed impellenti necessità – tra cui: crisi economica, terremoti finanziari, ingente disoccupazione e non solo giovanile; una famiglia su 10 sotto la soglia di povertà; saturazione di una classe dirigente, che dalla prima Repubblica ad oggi non ha saputo ghermire il proprio popolo per mezzo di una doverosa identità politica -, allora il quadro apparirebbe insoluto e bisognoso di qualcuno che gli ridoni un pizzico di lustro in più, stante che non si chieda di aver nel taschino gli eredi di Montanelli o Enzo Biagi.

La storia è ciclica e l’eterno ritorno, per quanto ripresa possa essere considerato in talune circostanze, è un diktat inoppugnabile: alla stregua di 3/4 anni fa, pare che la contingenza di Hollande sia la medesima che attanagliò la governance di Berlusconi per lo scandalo Ruby, con la differenza che in quel caso si trattasse di una minorenne e di festini e che qui sia una relazione extraconiugale. La linea di principio è un’altra: oggi come un tempo, non è che l’operato di un “Primario dello Stato” lo si debba esaminare in raffronto alla sua sfera privata – stante che, se volessimo perseguire questo metro di giudizio, personalità del calibro di Kennedy e Luther King verrebbero scalcinati dalla Magistra Vitae in men che non dica -, ma in rapporto ad un’accurata introspezione alla condotta istituzionale dello stesso.

“Il Premier francese è da condannare perché non esprime più l’originaria missione politica del partito socialista, preferisce concentrarsi solo nell’applicazione delle dottrine della sinistra moderna, e non perché si affianchi ad un’aitante cortigiana platinata.” Potremmo dire anche così, se non fosse che andiamo a infierire su un modo di fare informazione che ci scomoda.

Berlusconi – checché se ne dica – è da sentenziare mediaticamente non per le nottate di “gala” ad Arcore e per le “Olgettine”, ma per aver avallato il condono fiscale a Tremonti e per non aver garantito la tanto conclamata rivoluzione liberale nella Nazione che più di tutto ne abbia bisogno. Sappiamo però che sia un’accattivante costante delle testate e dei talk show nostrani sublimare l’opinione pubblica attraverso la dozzinale chiacchiera che la rappresentanza coincida con la mondanità.

La differenza è nella volontà di interpellare le proprie capacità cognitive e il proprio buon senso per interessarsi su come le classi dirigenti possano rinvigorire il garrire delle rispettive bandiere e non certo su quale tailleur o gonna indossino le loro consorti o accompagnatrici che siano.

Alex Angelo D’Addio

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