MARÒ, L’ITALIA SI FA (FINALMENTE) SENTIRE.

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Quella che ormai sembrava essere diventata una situazione “da accettare” , ha subìto un risvolto assolutamente innovativo. L’Italia ha infatti deciso di presentare ricorso alla Corte Suprema indiana, nel processo contro i due Marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. La forte iniziativa è stata presa in seguito ad un rinvio del Governo indiano dei capi d’accusa contro i due militari.

La richiesta consiste nel sollecitare una presa di posizione della Corte Suprema. Il tutto è volto a ricordare a questa, e allo stesso Governo indiano, che la legge, applicata da Nuova Delhi per reprimere i reati di “pirateria marittima”,  non fa parte della codificazione (convenzioni, leggi e codici) messe in evidenza dallo stesso Tribunale nelle precedenti sentenze (18 Giugno e 26 Aprile 2013) volte a processare i due Fucilieri di Marina italiani.

La possibile introduzione ed applicazione di questa legge «cambierebbe radicalmente lo scenario del processo, perché si tratta di uno strumento antiterrorismo», sostiene il portavoce, dunque NON applicabile a personale militare italiano, la cui unica funzione è quella di difendere i mari dalla pirateria.

Non è solo alla Corte Suprema indiana, tuttavia che l’Italia sta volgendo la sua attenzione. Sergio Silvestris, Eurodeputato di Forza Italia, ha lanciato un appello al Presidente del Parlamento Europeo, affinchè «attivi la diplomazia e solleciti l’altro commissario Ashton a risolvere il caso» dei nostri marò.

Si sta altresì valutando l’opportunità di inviare una delegazione parlamentare in India al fine di verificare le condizioni e la situazione generale di Girone e Latorre.

Andrea Gelich

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