Natale 2015: il Grinch del Brunei

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E’ vietato festeggiare il Natale. E’ vietato addobbare. E’ vietato agghindarsi. E’ vietato scambiarsi auguri. E’ vietato ricevere o comprare regali con lo scopo di onorare la tradizione del 25 dicembre. No, non è appena stata instaurata una dittatura Grinchana. Non si tratta nemmeno dell’incipit di un inedito racconto del Dr Seuss. O del plot dell’ultimo cinepanettone a sfondo horror. Il divieto sta riecheggiando in tutta l’isola del Borneo, dopo la pronuncia del sultano del Brunei. Previsti 5 anni di carcere per chiunque verrà sorpreso a infrangere la legge.

Il sultano, il 67enne Hassanal Bolkiah, ha giustificato “l’editto” che impedendo l’ostentazione pubblica delle celebrazioni, spegne non solo gli alberi di natale , ma anche la piena libertà di ogni individuo di rispettare le proprie tradizioni o di crearne di nuove, con il timore che luci, renne, barbe e cappelli rossi, possano influenzare in maniera deviante i credenti di religione islamica.

I musulmani del Brunei ricoprono il 65 % della totalità degli abitanti: sarà quindi categoricamente vietato per loro cadere nella tentazione di mischiarsi alle consuetudini occidentali; per i non musulmani poi la celebrazione della nascita di Gesù dovrà prima essere comunicata alle autorità, rimanere in attesa del nullaosta e, una volta ricevuta l’autorizzazione potrà avere luogo in maniera totalmente discreta e assolutamente riservata. Un gruppo di imam locali, alcune settimane precedenti il divieto, aveva espresso il dubbio che qualsiasi tipo di festività lontana dalla religione islamica, celebrata liberamente, avrebbe potuto rivelarsi deleteria per la fede musulmana, innestando un meccanismo di imitazione pericoloso e totalmente avverso al loro credo. Il divieto si inserisce nella linea di inasprimento del governo del sultano, che dallo scorso anno ha introdotto nello stato la Sharia, che consente pene come la lapidazione, la flagellazione e l’amputazione per alcuni tipi di reati.

La paura del Natale rimarca l’erroneità legata al pregiudizio che deriva dall’assenza di conoscenza (e dall’assenza della volontà di conoscere). Che il consumismo si sia oltremodo impossessato di ogni tipo di festività, cercando di snaturarne l’essenza profonda e riducendola a pratiche più effimere è ormai un dato di fatto. Il Natale però, nell’intimo dei suoi principi si disegna come occasione unica di riunione, di ripristino del senso di famiglia, di collante, di veicolo di messaggi di distensione e pace. Il senso primo del Natale e quanto di più puro da esso scaturisce, riescono a identificarsi al di sopra di ogni credo: è per questo che forse la voglia di festeggiare e fare proprio il 25 dicembre finisce con l’attirare anche religioni differenti.

Di Giulia Ceccagno

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