OK DI PUTIN ALLA CRIMEA: STATO INDIPENDENTE E SOVRANO

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Alta tensione fra Ucraina e Crimea dopo il referendum di domenica scorsa che ha visto vincere con il 96,77% il sì all’annessione alla Russia. Ieri, nel corso di una seduta straordinaria del Consiglio supremo, il presidente del Parlamento della Crimea Kostantynov e il premier Aksyonov sono stati autorizzati a firmare un trattato di unione alla Federazione russa.

Il Parlamento di Crimea ha votato quasi all’unanimità (88 deputati su 95) per l’indipendenza e ha chiesto l’annessione alla Russia. “Stiamo parlando di un accordo fra stati sull’adesione della repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli, con uno status speciale, nella Federazione russa”, ha precisato Aksyonov.

In Occidente, nessuno riconosce il referendum in Crimea. La consultazione è stata dichiarata illegale prima dagli Stati Uniti e subito dopo dall’Unione Europea che ha approvato sanzioni della durata di sei mesi contro 13 cittadini russi e 8 della Crimea.

“Nessuno ci potrà togliere la nostra vittoria, entriamo nella Russia” ha detto il primo ministro Aksyonov annunciando aiuti da Mosca per 15 miliardi di rubli (400 milioni di dollari). “Torniamo a casa, la Crimea con la Russia”, gli ha fatto eco il presidente  Konstantynov.

Il presidente russo Putin ribadisce la validità del referendum sul quale, a meno di 24 ore dallo spoglio, gli Stati Uniti, non sapendo più come ridurre il ruolo del Cremlino a livello mondiale, hanno gettato l’ombra di brogli elettorali. Mosca rispetterà la volontà della Crimea, basata sul principio dell’autodeterminazione dei popoli, sulla quale è intervenuto anche l’ultimo presidente sovietico, premio Nobel per la pace, Mikhail Gorbaciov. “Il popolo ha deciso di correggere un errore” del passato ha affermato Gorbaciov, che si è schierato contro le sanzioni occidentali. “Per introdurre sanzioni, devono esserci ragioni molto gravi”, ha dichiarato l’ex presidente nel corso di in un’intervista all’agenzia di stampa russa Interfax in cui sottolinea che “la scelta del popolo della Crimea e la possibile unione della regione con la Russia non sono tal”’, non giustificano quindi l’introduzione delle misure restrittive annunciate da Unione Europea e Stati Uniti.

Intanto la Crimea continua sulla sua strada nazionalizzando tutti i beni dell’Ucraina, il cui presidente ha firmato la “mobilitazione parziale”.

Che cosa cambierà per la Crimea dopo il sì quasi plebiscitario alla secessione dall’Ucraina? La prima questione da risolvere è il futuro status della penisola. Il Parlamento di Mosca dovrà ora decidere se accettare la Crimea all’interno della Federazione russa: in questo caso la penisola potrebbe diventare una repubblica autonoma o una regione con un governatore nominato dal Cremlino e un Parlamento eletto. Se così non fosse la Crimea potrebbe diventare un paese indipendente riconosciuto solo dalla Russia.
Nella fase transitoria fino al nuovo testo costituzionale, la Repubblica di Crimea risponderà alla Carta del 1998.
Cambierà inoltre anche la valuta. Il Parlamento di Simferopoli ha infatti deciso di adottare il rublo russo come moneta ufficiale, sancendo così il distacco da Kiev. La moneta ucraina, la grivna, sarà accettata fino al primo gennaio 2016.
Inoltre, dal 30 marzo la penisola adotterà il fuso orario di Mosca, lasciando quello di Kiev e spostando le lancette in avanti di due ore.
Gli abitanti della Crimea, non potendo mantenere una doppia nazionalità, dovranno scegliere. Migliaia di persone sulla penisola hanno già il passaporto russo, ma potrebbero emergere problemi per chi non volesse abbandonare la nazionalità ucraina.
Difficile si rivela la situazione dei soldati ucraini di stanza in Crimea che dovranno decidere se ritornare in Ucraina o passare al nuovo governo. Il primo ministro della Crimea, Aksyonov, ha già avvertito che chi non presterà giuramento alle nuove autorità verrà considerato come facente parte di una “formazione militare illegale”.

Ieri in serata, il presidente Putin ha apposto il suo sigillo al dossier Crimea firmando un decreto che spiana la strada all’annessione della Penisola. Nel provvedimento si prende atto della “volontà espressa dal popolo della Crimea nel referendum del 16 marzo 2014” e si formalizza che da questo momento la Russia riconosce la penisola come “Stato indipendente e sovrano”. Mosca riconosce inoltre “uno statuto speciale” per la città di Sebastopoli, dove si è tenuta una consultazione parallela nell’ambito del processo di secessione dall’Ucraina.

Nel frattempo, il Parlamento di Kiev ha approvato un decreto del presidente ad interim Turchynov per la mobilitazione parziale delle forze armate del Paese. Con la mobilitazione, ha spiegato in Parlamento il capo del consiglio di sicurezza ucraino, Andriy Parubiy, saranno chiamati 40mila riservisti. L’Ucraina ha inoltre richiamato l’ambasciatore a Mosca. “A causa della situazione nella Repubblica autonoma di Crimea e delle necessità di discutere degli aspetti internazionali, l’Ucraina richiama il suo ambasciatore nella Federazione russa, Vladimir Elchenko”, si legge nella nota del ministero degli esteri.

Marianna Di Piazza

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