Sono passati mesi dalle drammatiche immagini che mostravano un piccolo bambino ricoperto di sangue e polvere in un’ambulanza ad Aleppo. Erano i mesi del celebre assedio e la foto era diventata un simbolo di lotta al regime di Assad. Eppure i fatti sono totalmente diversi. Nell’intervista rilasciata dalla famiglia pochi giorni fa, il papà del bimbo afferma che i gruppi ribelli e i media internazionali avevano usato suo figlio per attaccare il governo siriano.

I “liberatori” in realtà non vedevano di buon occhio la famiglia di Omran, accusata da questi di essere vicina al regime di Assad. Da qui la decisione di usare il bambino come scudo umano.

Ma come sta il piccolo eroe? Bene da come appare nell’intervista. Omran, di tre anni, sta perfettamente in salute sulle ginocchia del padre intervistato questa settimana da emittenti libanesi e siriane.

Il fermo immagine, diventato virale sui social, è stato postato su Facebook da Kinana Allouche, giornalista pro-Damasco della Tv al-Mayadeen che ha intervistato la famiglia e che scrive: “Omran Daqnish, che è stato falsamente dipinto come un bambino colpito dall’esercito siriano ora vive in Siria con il suo esercito, il suo leader e la sua gente”.

Insomma un bimbo strattonato da una guerra che viene strumentalizzata dai media di tutte le parti in conflitto e sopratutto da quelli internazionali che – almeno in teoria – sono super partes. Come Aylan, il piccolo profugo, siriano anche lui, annegato nel Mediterraneo mentre fuggiva dalla guerra. Bimbi due volte vittime. E mentre le foto passano, i conflitti e i drammi restano.

Giorgio Cegnolli